6
ott
11
Un piccolo saluto a Steve Jobs
delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Deliri Birrici Vari, Tecchinologgia
Una parte di me mi odia profondamente per quello che sto per fare (e anche per il titolo che ho scelto per questo delirio). Normalmente detesto la schiera di vedove che si materializza ogni volta che muore qualche personaggio famoso: tutti appassionati d’opera quando è morto Pavarotti, tutti fan della Winehouse quest’estate, tutti a toccarsi il pacco quando è morto Michael Jackson – ma quella forse era scaramanzia.
Perché allora sto facendo questa specie di elogio funebre?
Non più tardi di due giorni fa durante una conversazione con la mia ragazza sono saltato fuori dal nulla dicendole che avevano appena presentato il nuovo iPhone. Quando lei mi ha chiesto se le stavo dando questa notizia perché volessi comprarlo le ho risposto di no, che mi piacerebbe ma non posso permettermi di spendere certe cifre per un telefonino (sì sì lo so, non è un semplice telefonino); semplicemente da quando possiedo un MacBook e un iPod e mi sono reso conto di cosa vuol dire utilizzare questi prodotti piuttosto che quelli della concorrenza finestroide, bè… sono entrato in un mondo nuovo e mi appassiona capire cosa succede in questo mondo, quali sono le novità che ci propone.
Mi rendo conto di non sentirmi in pieno diritto di far parte del mondo Apple – in fondo non sono uno di quei Mac-user che possiedono qualsiasi cosa abbia inciso sopra una mela masticata… anzi, sono cinque anni che non cambio il computer – e allo stesso tempo mi rendo conto che suona un po’ ridicolo il solo parlare di “mondo Apple”, ma credo che a voi gente qualunque (senza offesa) risulti a malapena comprensibile una cosa del genere. Scherzo, eh?
Tornando al perché di tutto questo, credo che il sentirmi in dovere di dire due parole per Steve Jobs derivi da questo: così come sono interessato visceralmente alla presentazione di un prodotto che probabilmente non comprerò mai, allo stesso modo sono rimasto colpito dalla morte di una persona che non ho mai conosciuto ma che ha dato tanto a me come a tutti in quanto pioniere, scienziato, inventore… genio.
E poi, bè, non posso non cadere nella banalità più assoluta: era una brava persona, era giovane ed era una mente brillantissima, di quelle che si fa sempre più fatica a trovare. Ovviamente chi è l’opposto campa 120 anni, per la serie: “Sono sempre i migliori che se ne vanno”.
Perciò, grazie di tutto Steve. Grazie di aver passato anni chiuso in un garage con Woz, grazie di averci insegnato a “pensare diversamente”, di averci fatto sentire un po’ alternativi solo per il fatto di non potere aprire un file .exe inviato da un amico, di aver riempito autobus e metropolitane di tutto il mondo di milioni di cuffiettine bianche, di aver ridotto una generazione ad accarezzare il cellulare con il dito indice… insomma: di averci stupito con effetti speciali che col passare del tempo hanno fatto parte della vita di tutti i giorni.


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