23
mag
10
La notte più bella
delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Calcio, Mostre fotografiche

Da circa 34 ore non dormo, e da circa 5 ore sono in loop su Sky Sport 24 per vedere, rivedere e riempirmi gli occhi con le immagini di ieri sera: i due gol meravigliosi di Milito, i miracoli di Julio Cesar, le lacrime del Capitano (rigorosamente con la C maiuscola), del Cuchu e di Josè Mourinho, la Coppa (anch’essa rigorosamente con la C maiuscola) prima alzata al cielo di Madrid e poi portata nel nostro stadio per farla vedere a noi, massa adorante.
Credo che non mi stancherò mai di tutto questo. Sì, perché una notte così non ha niente di noioso o ripetitivo e mai potrà essere lontanamente associata a due parole del genere. E quindi continuiamo: colpo di testa di Milito, assist di Sneijder, finta e tiro sotto la traversa del Principe: gol; lancio di Eto’o, Milito scherza Van Buyten e la piazza alla sinistra di Butt: altro gol. Piazza Duomo esplode, abbracci tra persone che in altre occasioni probabilmente non si toccherebbero nemmeno con un bastone, centomila persone in delirio… io più altre 99.999.
E il popolo nerazzurro si riversa nelle strade del centro di Milano, canta Josè Mourinho lalalalalala, suona, salta perché chi non salta rossonero è, accarezza Coppe gonfiabili indossando magliette improponibili come la numero 31 di Georgatos o la numero 24 di Luigi Sartor, si sposta in massa verso San Siro e aspetta per ore e ore l’apertura del portellone di quell’aereo dal quale comparirà per magia il Capitano con la Coppa, e l’arrivo della squadra al Meazza per una surreale festa all’alba.
Tutto questo ha contribuito a rendere la notte tra il 22 e il 23 maggio la più bella della mia vita (non me ne voglia l’interminabile elenco delle mie conquiste). Prima di tutto perché l’Inter ha vinto una Champions League, il che di per sé è già tantissima roba, poi per la tripletta (Inter prima in Italia a compiere una simile impresa), l’ennesimo motivo per andare in giro gonfi d’orgoglio con la sciarpa neroblù…
…ma soprattutto perché posso dire che IO C’ERO.
Ai miei nipotini racconterò che la Coppa di Mourinho e di Capitan Zanetti io l’ho vista coi miei occhi, che nell’arco di pochi minuti ho visto a un palmo di naso (anche se chiusi in macchina) il Capitano della tripletta e quello che lo ha sostituito quando ha deciso di interrompere la sua gloriosa carriera, l’immenso Esteban Cambiasso. Reciterò loro la formazione a memoria e tutta d’un fiato: Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Chivu, Zanetti, Cambiasso, Eto’o, Sneijder, Pandev, Milito.
Dirò loro che io ero parte di tutto questo, come fino a ieri pomeriggio hanno fatto coloro che c’erano 45 anni fa, i nonni di bambini e ragazzi che ora potranno avere il loro ricordo in HD da incorniciare al posto di quello vecchio e in bianco e nero.
Da ieri sera vedo quella Coppa con le strisce nerazzurre appese alle proverbiali grandi orecchie come un paio di orecchini semplici ma molto belli… e nonostante tutto ancora non riesco a capacitarmi che abbiamo (e sottolineo la prima persona plurale) vinto la Champions League.
[Qui sotto alcune foto scattate da me. Ho dimenticato la fotocamera a casa e mi sono dovuto arrangiare col cellulare, quindi accontentatevi.]
Il delirio continua… →



Ho ancora addosso la maglia dell’Inter mentre vi scrivo. E’ una Nike originale regalatami per il mio 17° compleanno – per intenderci, nel 2000: l’anno di Tardelli in panchina, Cirillo, Hakan Sukur e Ferrante in campo; l’anno in cui perdemmo 0-6 un derby con doppietta di Comandini; l’epoca in cui si veniva ancora additati e derisi, ecco.

No, non sto parlando del Gabibbo e nemmeno dell’operatore ecologico che stamattina stava per compiere un a-tttten-ta-tooo all’Opel Corsa del vicino di casa, spostando con troppa ma incontrollata forza il bidone della spazzatura. Sto parlando proprio di Santa Claus, Babbo Natale, l’uomo senza età portatore di doni (pagati dai genitori però… bambini non leggete! ops, troppo tardi).
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