La notte più bella

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Calcio, Mostre fotografiche

Beer Word: spadino | Beer Song: Queen, "Keep Yourself Alive"

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Da circa 34 ore non dormo, e da circa 5 ore sono in loop su Sky Sport 24 per vedere, rivedere e riempirmi gli occhi con le immagini di ieri sera: i due gol meravigliosi di Milito, i miracoli di Julio Cesar, le lacrime del Capitano (rigorosamente con la C maiuscola), del Cuchu e di Josè Mourinho, la Coppa (anch’essa rigorosamente con la C maiuscola) prima alzata al cielo di Madrid e poi portata nel nostro stadio per farla vedere a noi, massa adorante.

Credo che non mi stancherò mai di tutto questo. Sì, perché una notte così non ha niente di noioso o ripetitivo e mai potrà essere lontanamente associata a due parole del genere. E quindi continuiamo: colpo di testa di Milito, assist di Sneijder, finta e tiro sotto la traversa del Principe: gol; lancio di Eto’o, Milito scherza Van Buyten e la piazza alla sinistra di Butt: altro gol. Piazza Duomo esplode, abbracci tra persone che in altre occasioni probabilmente non si toccherebbero nemmeno con un bastone, centomila persone in delirio… io più altre 99.999.

E il popolo nerazzurro si riversa nelle strade del centro di Milano, canta Josè Mourinho lalalalalala, suona, salta perché chi non salta rossonero è, accarezza Coppe gonfiabili indossando magliette improponibili come la numero 31 di Georgatos o la numero 24 di Luigi Sartor, si sposta in massa verso San Siro e aspetta per ore e ore l’apertura del portellone di quell’aereo dal quale comparirà per magia il Capitano con la Coppa, e l’arrivo della squadra al Meazza per una surreale festa all’alba.

Tutto questo ha contribuito a rendere la notte tra il 22 e il 23 maggio la più bella della mia vita (non me ne voglia l’interminabile elenco delle mie conquiste). Prima di tutto perché l’Inter ha vinto una Champions League, il che di per sé è già tantissima roba, poi per la tripletta (Inter prima in Italia a compiere una simile impresa), l’ennesimo motivo per andare in giro gonfi d’orgoglio con la sciarpa neroblù…

…ma soprattutto perché posso dire che IO C’ERO.

Ai miei nipotini racconterò che la Coppa di Mourinho e di Capitan Zanetti io l’ho vista coi miei occhi, che nell’arco di pochi minuti ho visto a un palmo di naso (anche se chiusi in macchina) il Capitano della tripletta e quello che lo ha sostituito quando ha deciso di interrompere la sua gloriosa carriera, l’immenso Esteban Cambiasso. Reciterò loro la formazione a memoria e tutta d’un fiato: Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Chivu, Zanetti, Cambiasso, Eto’o, Sneijder, Pandev, Milito.
Dirò loro che io ero parte di tutto questo, come fino a ieri pomeriggio hanno fatto coloro che c’erano 45 anni fa, i nonni di bambini e ragazzi che ora potranno avere il loro ricordo in HD da incorniciare al posto di quello vecchio e in bianco e nero.

Da ieri sera vedo quella Coppa con le strisce nerazzurre appese alle proverbiali grandi orecchie come un paio di orecchini semplici ma molto belli… e nonostante tutto ancora non riesco a capacitarmi che abbiamo (e sottolineo la prima persona plurale) vinto la Champions League.

[Qui sotto alcune foto scattate da me. Ho dimenticato la fotocamera a casa e mi sono dovuto arrangiare col cellulare, quindi accontentatevi.]

Il delirio continua… →

BDtv presenta: Muse live from Seattle

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: BDtv, Musica

Beer Word: albatros | Beer Song: "Profumi e Balocchi", E.A. Mario

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Volete un buon motivo per passare un’ora e mezza su Beer Delirium? In effetti l’ho cercato anch’io per un bel po’ di tempo, e ora finalmente l’ho trovato. Muse, live from Seattle, 2 aprile 2010. Guardate e godete (anche se non è proprio il concerto completo).

Chiaramente il video non è di mia proprietà, ma è stato pubblicato su MySpace.

E remuntatevi sta ceppa di minchia!

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Calcio

Beer Word: Madrid | Beer Song: "Torture Me", Red Hot Chili Peppers

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Ho ancora addosso la maglia dell’Inter mentre vi scrivo. E’ una Nike originale regalatami per il mio 17° compleanno – per intenderci, nel 2000: l’anno di Tardelli in panchina, Cirillo, Hakan Sukur e Ferrante in campo; l’anno in cui perdemmo 0-6 un derby con doppietta di Comandini; l’epoca in cui si veniva ancora additati e derisi, ecco.

Questa maglia l’ho indossata martedì scorso dopo tanto tempo, non so perché. Forse per far sorridere l’amico che mi ha ospitato, forse per sentirmi anch’io parte integrante di quello che stavo per vivere dopo un sacco di tempo: giocarsi la possibilità di andare in finale di Champions, a sette anni dall’ultima semifinale con il Milan, a trentotto anni dall’ultima finale, a quarantacinque dall’ultima vittoria.

Voglio dire, c’ero per la famosa Juve-Inter di Ceccarini, c’ero per la Uefa del ’98, c’ero per quel derby maledetto, c’ero il 5 maggio, c’ero per la prima festa scudetto… certo, non fisicamente (a parte per la festa scudetto, a San Siro ci sono andato eccome!), ma col cuore c’ero anch’io e quindi non potevo mancare né martedì né stasera, seduto su un divano rosso con la mia maglietta Nike originale del 2000 a fare la mia parte.

La maglia ha portato bene, che ne dite?

L’Inter è in finale di Champions League e io per primo non ci avrei scommesso 10 euro a inizio stagione, e nemmeno dopo la prima figuraccia al Camp Nou, o prima del Chelsea, o quando il sorteggio dei quarti ci ha messi dalla parte del tabellone occupata dal Barcellona. “L’Inter di Champions è sempre l’Inter di Champions”, mi ripetevo, quindi si scioglierà al sole quando a Londra sarà sotto pressione, o in mezzo alla bolgia catalana. E invece, guarda un po’, mi sbagliavo.

Parlando di questa sera, ci sono molti motivi per godere come uno yak: a partire dalla figura di merda di Ibrahimovic, andato via dall’Inter per vincere la Champions e sbattuto fuori… dall’Inter; per poi passare all’umiliazione delle merde catalane, distrutte in 10 contro 11 nonostante le loro magliette, i petardi dei tifosi fuori dall’hotel in cui alloggiavano i nostri, le dichiarazioni bellicose, le remuntade sbandierate ai quattro venti, gli svenimenti con l’occhietto pronto a guardare cosa fa l’arbitro, gli idranti e i piagnistei post-partita; per finire con la rivincita di Mourinho contro tutti quelli che l’hanno definito solo “un abile comunicatore”.

Ma oltre a tutto questo, c’è la consapevolezza di avere centrato un obiettivo che sembrava impossibile dopo aver visto le partite europee dell’Inter degli ultimi anni. La possibilità di accarezzare un sogno e di giocarsela, vada come vada. E se andrà male almeno sappiamo di essere arrivati fino lì e abbiamo vissuto una stagione fantastica così com’è, al 28 aprile in corsa su tre fronti: in finale di Champions e di Coppa Italia, e in testa al campionato a tre turni dalla fine.

Grazie ragazzi. Ci vediamo a Madrid.

La viziosa Reggio nell’Emilia

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Deliri Birrici Vari

Beer Word: greggio | Beer Song: "Everything is Average Nowadays", Kaiser Chiefs

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Anche l’utilizzo lavorativo di Google Maps può regalare delle soddisfazioni…

I miei ultimi tre mesi

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Deliri Birrici Vari

Beer Word: allacciamento | Beer Song: "Sugar", System of a Down

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Santo cielo, ma davvero sono tre mesi che non scrivo su Beer Delirium? Che razza di uomo pigerrimo che sono! Non che i miei colleghi non siano un paio di lavativi da Oscar, ma in loro difesa posso dire che non li pago e che non mi devono un centesimo, quindi se il blog è deserto la colpa è mia. I miei lettori assidui saranno disperati, poverini.

Cosa mi è successo in questi ultimi tre mesi? Bè, innanzitutto un anno è finito e un altro è iniziato. Il bilancio del 2009 è tutto sommato positivo: ho passato delle belle vacanze, ho realizzato un paio di miei sogni e ho fatto qualche mini-follia, anche se non sono mancate quel paio di gran rotture di coglioni che danno un po’ di pepe ad ogni mio anno su questa Terra. Capodanno… bè, sorvoliamo.

Poi… hmmm… cos’altro: l’Inter ha passato gli ottavi di finale in Champions (alleluia alleluia) e le merdacce no, ho scoperto di volere Sheldon Cooper come mio migliore amico e di amare Scarlett Johansson come non ho mai amato nessuna donna (sempre platonicamente, ovvio), il governo fa rabbrividire, vomitare e piangere contemporaneamente – esattamente come tre mesi fa -, la salute è ok finché non farò un bel check-up e scoprirò di avere qualche malattia legata al colesterolo, il lavoro è tranquillo (ma è la stagione), l’amore, bè… come Capodanno, sorvoliamo… e… ah, è vero: ho comprato casa!

Carino come cambiamento eh? Una casa tutta mia! Una casa dove potrò tenere la musica al volume che voglio all’ora che voglio, una casa dove potrò suonare la batteria (perlomeno quella elettronica), dove non avrò orari, dove non dovrò rifare il letto venti secondi dopo il mio risveglio (non che lo faccia ora, però mi viene chiesto ripetutamente), dove non dovrò asciugare la vasca da bagno (idem come sopra), dove dovrò far da mangiare, lavare piatti e vestiti, stirare, aspirare… oh cazzo, cos’ho combinato!

Vabbé, scherzi a parte, ne sono molto soddisfatto. E’ un po’ vecchia e c’è qualche lavoro da fare, ma è grande, l’ho pagata relativamente poco, sto in un posto tranquillo, ho la mia indipendenza sia in casa sia attorno a casa (niente più condominio!) e mi sto divertendo come un pazzo a immaginare a come plasmarla a mio piacimento – mi divertirò un po’ meno quando dovrò staccare gli assegni, ma quel giorno grazie al cielo non è ancora arrivato.
L’unico problema è il cagnaccio dei vicini, che deve avermi già preso in simpatia. E la fottuta burocrazia, che mi impedisce di fare qualsiasi cosa in tempi vagamente umani. Non so quale delle due cose sia la peggiore.

Bè, ci risentiamo fra tre mesi, quando vi racconterò come e perché sarò arrivato a prostituirmi per far fronte ai debiti che sto contraendo. Bazinga!

(Nella foto, la cucina che ho ordinato. Sì, è viola!)

Letterina natalizia al panzone vestito di rosso

delirio partorito da Ste B | catalogato in: Deliri Birrici Vari

Beer Word: | Beer Song:

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No, non sto parlando del Gabibbo e nemmeno dell’operatore ecologico che stamattina stava per compiere un a-tttten-ta-tooo all’Opel Corsa del vicino di casa, spostando con troppa ma incontrollata forza il bidone della spazzatura. Sto parlando proprio di Santa Claus, Babbo Natale, l’uomo senza età portatore di doni (pagati dai genitori però… bambini non leggete! ops, troppo tardi).

Tra l’altro, guardando la foto di quest’anno, è sempre più lampante che il Babbo Natale che passa da Casa Beer Delirium è un po’ fuori di testa, basta dare un’occhiata agli avvistamenti degli scorsi anni qui e qui. Ma torniamo al punto cruciale del post: visto che chiedere è lecito, rispondere è cortesia, io quest’anno ci provo e gli scrivo, tanto le vie del web sono infinite ormai.

Caro Babbo Natale,
che fine hai fatto quest’anno? Forse ti sei fatto ingannare del clima impazzito che oggi imbianca e ghiaccia la mia città ma una settimana fa faceva sbocciare i fiori manco fosse primavera.
Il Natale è alle porte e a me sembra lontanissimo, fagocitata da pensieri e incombenze; me lo ricorda giusto giusto l’alberello addobbato in casa che, devo ammettere senza modestia, è proprio bruttino. Però è un albero romanista, ahò: rosso e oro.

Senti un po’, Babbo Natale, come la mettiamo quest’anno con i regali? A me basta poco, per le cose quotidiane ci penso da me, per tutto il resto c’è Mastercard e magari ci sei tu… o no? Sai com’è, con questa aria di crisi non vorrei che la cassa integrazione abbia coinvolto anche te. Anche se secondo me il tuo inquadramento professionale è un contratto a progetto, giusto quel tanto che giustifichi il tuo bel da fare periodico.

Sai cosa vorrei davvero? Più tempo e più organizzazione; qualcosa di nuovo che stia lì a bollire in pentola e qualche rompicojotes in meno a stressarmi. Perchè altrimenti, come direbbe la nonna di un caro amico: “Signore mio, se deve andare peggio, lascia tutto così”. E’ la stessa saggia anziana che dice “Fai la scorreggia, bello di nonna: c’è più posto fuori che dentro”; si può darle torto?!

Questo Natale non so come/dove/con chi passerò vigilia, pranzo, super mangiate, tombolate, mani di poker, scopa, setteemmezzo, annessi e connessi: è ancora tutto in divenire. Graviterò molto su questa casetta piccola ma bella (almeno per noi), attenderò paziente un plico di documenti che sto aspettando da un po’ e farò un po’ ordine sia in casa che nella mia vita al di fuori di queste calde, confortevoli e ovattate mura.
Avrei varie cose da chiederti, Babbo Natale, ma lascerò a te la scelta del dono più azzeccato per me in questo momento, saprai tu cos’è meglio, ad una piccola condizione: vizia chi mi ama ma non dimenticare chi me vo’ mmale (e qui parte il ghigno, ghghghgh).