Da Wikipedia:
Luserna San Giovanni (in occitano Luzerna e San Jan, in piemontese Luserna e San Gioann) è un comune di 7.867 abitanti della provincia di Torino. Il territorio comunale si trova in Val Pellice e fa parte della Comunità Montana Val Pellice.
Persino Wikipedia ci caga a fatica. Tre righe in croce per liquidare questo (poco) ridente paesino incastonato in un punto a casaccio a metà strada tra Torino e Cuneo… e sinceramente non mi aspettavo molto di più. Approfondirò io, per chi non ha la sfortuna di conoscere questa realtà.
Luserna è un paese totalmente anonimo, famoso per poche cose: la gneiss lamellare, comunemente chiamata Pietra di Luserna, una pietra usata per pavimentazioni e coperture (tetti); la Caffarel, fabbrica di cioccolato poco dissimile da quella di Willy Wonka (ci sono anche gli Umpa-Lumpa); ahimè, l’omicidio Gliatta di metà settembre.
Fondamentalmente, se non sei appassionato di edilizia, cioccolato o di figli di puttana omicidi, Luserna non la conosci manco per il cazzo. Noi lusernesi, quando dobbiamo rispondere alla domanda “Dove abiti?” rispondiamo “Vicino a Pinerolo” pur di non vedere la faccia del nostro interlocutore trasformarsi in un punto interrogativo gigante.
Nonostante tutto, ogni paese ha un evento catalizzatore capace di radunare migliaia di persone, e Luserna non fa eccezione: Cavour ha Tuttomele, Carmagnola ha la Sagra del Peperone…
…noi abbiamo la Fiera dei Santi.
Fino a qualche anno fa il solo nome di questa fiera faceva nascere un enorme paradosso: la Fiera dei Santi si faceva il giorno dei morti. Effettivamente la Fiera dei Morti non avrebbe attirato grandi orde di persone. Da qualche anno a questa parte la nuova amministrazione comunale ha ampliato la fiera trasformandola in una serie di eventi che vanno a riempire una settimana intera.
La fiera si svolge in tre punti diversi di questa megalopoli del nuovo millennio. Vicino alla stazione ferroviaria è stato montato un palatenda, che ospita le serate danzanti e gli spettacoli di cabaret di quei pochi comici di Zelig che vengono via a buon mercato; il centro paese è affollato di bancarelle varie; per finire nella zona “del bersaglio”, vicina agli impianti sportivi, troviamo il clou della settimana fieristica: il mercato del bestiame.
Centinaia di capi, tra b’rre (pecore), crave (capre), vache (mucche) e bùc (montoni), attirano migliaia di agrìcul (contadini) provenienti da tutto il Piemonte e forse più. Migliaia di persone che una volta l’anno vanno a riempire un paesino ridicolo e piccino come questo. Migliaia di automobili a intasare la sempre deserta Via I° Maggio e a riempire qualsiasi parcheggio esistente nel raggio di 5 chilometri, cosa che se non hai il garage puoi stare una settimana in moto perpetuo, perchè tanto un posto non lo trovi.
Io alla fiera non ci vado da almeno dieci anni. E’ una bella rottura di coglioni.



Quanto tempo è che non scrivo su questo blog ubriaco!

Talvolta mi chiedo se Beer Delirium è all’altezza degli altri blog che si vedono in giro per il web. Non è che ambisca a essere seguito quanto
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