Prove tecniche di inutilità

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: B/D News

Beer Word: grembiule | Beer Song: Cee-Lo Green, "Fuck You"

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Nevica. E quando nevica Sky va in tilt, chissà se è perché l’antenna parabolica diventa un enorme piatto di neve o se è perché si ghiaccia, o che ne so. Comunque, non è una cosa del tutto negativa, sia perché non mi sto perdendo niente di irrinunciabile, sia perché posso dedicarmi per una serata a qualcos’altro (non che non potrei altrimenti, ma forse un po’ mi conoscete).

Da un paio di giorni mi sto dedicando al sito del ristorante che un mio amico aprirà fra poco più di un mese (e presto su questi schermi mi bullerò della cosa); sguazzando in tutto ciò che è codice, RSS e WordPress mi è venuto in mente il fatto che Beer Delirium è direttamente collegato al mio profilo di Facebook tramite un feed RSS che condivide in automatico ogni mio delirio affinché le mie stupidaggini possano arrivare a qualche persona in più, persone che altrimenti non sarebbero mai finite qui e, cosa più importante, miei amici.

L’unico difetto di questo semplice feed è che quelli che leggono i miei deliri lo fanno come se fossero cose che scrivo su Facebook, e ovviamente commentano lì. Per una persona normale in realtà non sarebbe un difetto nel vero e proprio senso della parola, ma io sono speciale, e mi secca un po’ che la questione rimanga chiusa a casa di Mark Zuckerberg, quindi mi piacerebbe che voi, o popolo di Facebook faceste una visitina al mio piccolo e sudato blog.

Perciò ho installato – e con questo delirio sto testando – una piccola applicazione su Facebook (sviluppata da Networked Blogs), che fa al caso mio, pubblicando sulle vostre homepage di Facebook esattamente gli stessi deliri di prima ma con un link che va a finire direttamente nel mio blog… e chissà che non vi venga in mente di mettere un commentino lì :-)

Nella foto: da oggi hai finito di fare il furbo, Zucky

Spot Mediaset: un buon motivo per farsi Sky

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Attualità, BDtv, TiVì

Beer Word: scarpiera | Beer Song: Kings of Leon, "Slow Night, So Long"

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Se esiste uno specchio per il popolo e la società italiana del 2010, questo è senz’altro la televisione targata Rai e Mediaset.

Per arrivare a questa conclusione basta fare una distinzione tra i due pilastri portanti della televisione italiana: i reality show, che sono pieni zeppi di ignoranti, tamarri, arroganti, buffoni, esibizionisti, mignotte, bulli; e le fiction, nelle quali si raccontano le eroiche gesta di dottori che amano la loro professione e i loro pazienti, di avvocati pronti a sacrificarsi per degli ideali, di carabinieri e poliziotti geniali e infallibili.

Appena capisci che la prima è davvero la realtà e la seconda è veramente finzione, ti rendi conto che le cose vanno male, molto male.
Quando poi realizzi che la mistificazione, l’arroganza e la maleducazione generate anche e soprattutto dalla tv si stanno diffondendo in ogni strato sociale e mediatico del Paese, bè, l’istinto omicida prende il sopravvento.

L’ultimo esempio che mi viene in mente può sembrare stupido, ma credo che spieghi molto della realtà in cui viviamo.
Da qualche tempo, infatti, sulle reti Mediaset è costantemente in onda una serie di spot comparativi mirati a convincere l’italiano medio a sottoscrivere l’abbonamento al digitale terrestre Premium, mettendo in cattiva luce Sky, che ormai è l’unica spina televisiva rimasta nel culo di papà Berlusconi, visto che la Rai… vabbè, è casa sua.

Ecco lo spot (purtroppo non sono riuscito a trovare l’ultimo della serie -quello incentrato sul Grande Fratello-, ma se vivete in Italia e avete una televisione l’avrete senz’altro visto):

Cercherò di trattenere il conato di vomito che mi viene ogni qualvolta lo vedo (pur non passando le ore davanti ai canali Mediaset, sono tante) e passo ad analizzarlo.

Sappiamo benissimo che lo scopo principale di tutto ciò va ben oltre la semplice proposta di un prodotto. Non sono certo il primo a sostenere che uno dei capisaldi del berlusconismo è il controllo della comunicazione, che passa, tra le altre cose, attraverso l’obbligo di installare a casa dei decoder per il digitale terrestre e continua con il simbolico “occhiolino” della tessera Premium a poco prezzo.

Quindi già lo scopo non è dei più nobili. E il modo non è che sia migliore.

Il delirio continua… →

The day after

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Deliri Birrici Vari

Beer Word: shhhhh | Beer Song: "Parakramabahu Rajatuma", Elio e le Storie Tese

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Roma, aeroporto di Fiumicino, ore 4.30. Vengo da una settimana meravigliosa, con alle spalle il concerto degli U2 più bello della mia breve vita (ah, rassegnatevi… non ho fatto foto stavolta, tanto son tutte uguali) e, poco fa, da un ritrovo con un sacco di gente che letteralmente adoro. E ora sono qui, in un aeroporto che a quest’ora è il deserto dei Tartari e devo cercare di far passare il tempo in queste quattro ore che mi separano dal volo che mi riporterà a casa.

Purtroppo non posso dormire, un po’ perché devo intrattenere una battaglia sanguinolenta con le zanzare (che sto vincendo per 20 cadaveri a 0 punture) e un po’ per la segreta paura di svegliarmi senza le valigie o magari senza i vestiti addosso.
Perciò eccomi qui a cercare di pubblicare questo delirio tramite cellulare (impresa tutt’altro semplice), mentre qualche altra anima in pena sta arrivando, mentre al poliziotto che veglia su di noi disperati suona il telefono con la suoneria di un vecchio film di Bud Spencer e mentre le zanzare hanno segnato il gol della bandiera (ste troie).

Vi terrò aggiornati, cari.

Voglia di scrivere

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Deliri Birrici Vari

Beer Word: ozio | Beer Song: "Brand New Day", Ryan Star

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Qualche minuto fa mi è arrivato un sms: “Mi sono arrivati i biglietti dei Kings of Leon” (sì, era un amico che mi ha preso il biglietto per i Kings of Leon). Così, visto che in questi giorni non sto lavorando, che la mia dose quotidiana autoimposta di lavoretti casalinghi è terminata, che non ho né fame né voglia di cucinare e che fondamentalmente mi sto un po’ rompendo le palle, mi sono convinto che sia buono e giusto aggiornare la mia lista-concerti qui sul blog.

E così apro il pannello di controllo del Beer Delirium e scopro con orrore che è da talmente tanto tempo che è sotto naftalina che nel frattempo WordPress è stato aggiornato qualcosa come tre volte e la versione che ho installato io è un po’… hmm, diciamo obsoleta. Sono giunto alla conclusione che è ora di scrivere qualcosa, giusto per farvi credere che Beer Delirium esiste ancora.

Vi parlerò di me.

Che ci crediate o no, non sono ancora andato in vacanza quest’anno. Quel che sto per scrivere fa un po’ ridere se letta da chi non ha la passione per una rock band, ma… bè, da quando lavoro la scelta delle mie ferie è legata a doppio filo a ciò che fanno gli U2. Già, è proprio così: gli U2 non sono in tour? Tutte le possibilità sono aperte. Gli U2 sono in tour? Ok, questa è la tabella delle date del tour, vediamo dove fare le vacanze.

Per una serie di circostanze quest’anno la scelta è ricaduta su Monaco di Baviera e Coimbra e i relativi concerti, che sommati al concerto “casalingo” di Roma fanno un totale di quattro nel giro di circa un mese (più un sacco di posti da visitare, la Baviera con la sua Oktoberfest *sbav*, Lisbona, Roma stessa).
Quindi, approfittando del “gentile invito” dell’ufficio a prendere tre settimane di ferie anziché due, è come se staccassi per un mese intero perché, you know, i quattro giorni di lavoro della prossima settimana che interrompono queste ferie li vivrò con uno spirito leopardiano (se avete fatto le medie capirete) e probabilmente li passerò fisicamente a studiare gli orari dei voli, i limiti per il bagaglio a mano, eccetera eccetera…

Ed è proprio il mood da Il Sabato del Villaggio che mi pervade ora; aspettare le ferie fino ad ottobre è un’attesa infinita, considerando che alla fine a Monaco non ci sono andato (ma non voglio parlarne), e che chiunque è andato a vedere gli U2 prima di me ha già visto e sentito l’inimmaginabile. Ah, a proposito, promemoria: prenotare il Park&Fly o fare il barbone con qualche amico per farmi accompagnare all’andata e raccattare al ritorno.

Bè, delle vacanze ho parlato. Due paroline sull’Inter? Un po’ di seghe mentali sulla mia vita? O volete qualche foto degli U2 a Torino? Naa, conserverò questi argomenti per i prossimi deliri. Io sì che so tenere il mio pubblico sulle spine. Ora c’è Lie To Me, addio.

Nella foto, Leopardi.

They will not control us

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Mostre fotografiche, Musica

Beer Word: mondiali | Beer Song: "Back in Black", AC/DC

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Inizio a tenere anche questo conto: parafrasando la mia amicicia Erika, posso affermare con cognizione di causa che ho sentito Time is Running Out sei volte dal vivo, e Showbiz nemmeno una. Non saranno quindici, e finché continueremo ad andare a vedere i Muse insieme non la supererò mai, ma mi va bene così.

I ragazzi hanno conquistato San Siro. Sì, è vero, dopo aver messo in ginocchio Wembley conquistare San Siro è un gioco da ragazzi, però c’è anche da dire che a San Siro non ci suonano cani e porci: Bob Marley, gli U2, Bruce Springsteen, i Red Hot Chili Peppers, Robbie Williams, i Negramaro, Laura Paus… d’oh!

Voglia di fare recensioni? Zero. In realtà zero voglia di fare qualsiasi cosa, sempre (that’s my philosophy), tranne che di mettere a disposizione a voi giovinotti le foto che ho fatto ieri sera. Volevate anche quelle di Torino, eh? Quelle me le sono dimenticate. Un giorno le pubblicherò.

Assaporatele.

Il delirio continua… →

Ciao José, e grazie

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Calcio

Beer Word: bolle | Beer Song: The Hives, "A Little More for Little You"

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Caro José, ormai i blog interisti sono pieni di lettere virtualmente indirizzate a te, per cui mi adeguo e scelgo anche io questa forma per scrivere quel che penso in questo momento.

E’ da ieri che ho questo delirio pronto nella mia testa, ma non è semplice buttare giù tutto in poche righe e ci sono due anni di emozioni da rielaborare prima di poter scolpire tutto in rete. In realtà però non serve andare a vivisezionare tutto ciò che hai detto o fatto, perché questo video è tutto ciò che serve per capire chi sei.

Queste lacrime sono come una proiezione cinematografica dei tuoi pensieri: vuoi bene a Moratti, vuoi bene ai tuoi giocatori, vuoi bene a noi tifosi (e sei ricambiato, direi), ma sei schiacciato dal peso delle insinuazioni su di te e dal clima pesante che si vive in Italia. E comunque sei uno “spirito libero”, non ti piace fermarti troppo in un posto e vuoi sempre nuove sfide. E’ vero, José? Oppure non è altro che l’ennesimo tentativo di gonfiare il tuo ego, come dice qualcuno? E’ Madrid che ti attira o è l’Italia che ti spinge via?

Se si tratta di questo allora perché piangi, José? Se è vero che questo addio ti fa male perché non resisti, per noi, per l’Inter, per mettere a tacere tutti come sai fare tu? Gliela vogliamo dare vinta? Vogliamo davvero tornare ai finti complimenti di circostanza, ai giri di parole per non dire le cose come stanno?

Certo, ormai è tardi per chiederti di restare. Tutti ci siamo resi conto che è tardi, e le parole di Zanetti, del Presidente e degli altri ragazzi della squadra lasciano poco spazio alle interpretazioni. Questa di norma è una cosa che dovrebbe farci arrabbiare, più o meno come essere lasciati da una bella donna (e fa dannatamente soffrire vedere la propria donna con un altro, se mi passi la metafora); eppure, se non bastasse tutto quello che hai fatto fino ad ora, quelle lacrime ci fanno capire che il tuo cuore è con noi e sempre lo sarà, ovunque tu vada, quindi è giusto che tu faccia ciò che vuoi, e se te ne vai lo fai da vincente, lasciandoci un ricordo indelebile.

Ci hai portato una Supercoppa Italiana, una Coppa Italia, due Scudetti e una Champions League, quella inseguita da 45 anni: cinque tituli in due anni. Hai quasi offuscato la leggenda del Mago Herrera, ci hai difesi, hai difeso i tuoi giocatori, ci hai dato la possibilità di apostrofare chiunque con i tuoi slogan (e questo non è poco, credimi). Tutto ciò nonostante dopo nemmeno un anno di lavoro ti dessero del fallito “perché è stato assunto per portare la Champions e non l’ha fatto”, nonostante fossimo usciti per colpa di un palo e una traversa. Possiamo chiederti altro?

No, non possiamo. Per cui ti ringraziamo, José, per tutto. Speriamo che il prossimo allenatore dell’Inter (Mihajlovic?) abbia almeno metà del tuo carisma e un quarto della tua bravura e ti auguriamo che i tifosi del Real ti amino come ti amiamo noi e ti facciano piangere come hai fatto sabato sera, ma di gioia (in fondo gli interisti e i madridisti sono un pubblico molto simile, esigente ma appassionato). Tiferemo per te, e quando arriverà il giorno del Clàsico, ti prego, incula i “remuntada” come hai fatto quest’anno.