Dio benedica il Giappone

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Tecchinologgia

Beer Word: piagnucolare | Beer Song: "Before the Lobotomy", Green Day

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Tempo di grandi cambiamenti in casa Beer Delirium; le Mostre Fotografiche che vedrete da oggi in poi su questo blog e su Facebook (per chi mi legge da lì) proverranno dalla mia nuova giapponesina:

Panasonic Lumix TZ6

Zoom ottico quadruplicato rispetto alla Coolpix che usavo fino a ieri, stabilizzatore che dovrebbe attenuare gli effetti della mia proverbiale mano (in)ferma e una stupenda modalità automatica che mi eviterà di dover perdere fastidiosi quarti d’ora per trovare impostazioni che risulteranno fondamentalmente inutili.

Giovedì sera andrò al concerto dei Green Day a Torino e venerdì potrete ammirare tutti come riuscirò a non essere in grado di fare foto decenti nemmeno con questa. Dite cheeeeeeeese!

Il Cloverfield Tour non finisce mai

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Cloverfield Tour, Mostre fotografiche

Beer Word: Torino | Beer Song: "America", Leonard Bernstein

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Iperattività su Beer Delirium. Bisogna aggiornare la tabella di marcia del Cloverfield Tour che, grazie all’annuncio di un prolungamento del 360° Tour degli U2 nel 2010, sta diventando una roba infinita. Dunque, vediamo a che punto siamo:

  • Milano, Stadio Meazza, 7.7.09
  • Londra, Wembley Stadium, 14.8.09
  • Londra, Wembley Stadium, 15.8.09
  • Cardiff, Millennium Stadium, 22.8.09
  • East Rutherford, Giants Stadium, 23.9.09
  • East Rutherford, Giants Stadium, 24.9.09
  • Monaco di Baviera, Olympiastadion, 15.9.10
  • Coimbra, Estadio Cidade de Coimbra, 2.10.10

Da dove iniziamo? Da ciò che è stato o da ciò che sarà? Bè, Monaco e Coimbra saranno il numero 7 e il numero 8. Zurigo e Roma (o Torino?!?) potrebbero essere il numero 9 e il numero 10 – il condizionale è d’obbligo, non essendoci ancora nessun annuncio ufficiale. Stiamo parlando delle ultime tappe? Chissà, questa malattia potrebbe non finire mai.

Come dicevo, il 360° Tour è stato prolungato. Sedici concerti in tredici città europee, parte delle quali non credo esistano sulle cartine stradali (Horsens, Coimbra, Hannover), e non sono ancora tutti.

Il colpo di genio di Live Nation questa volta è stato meraviglioso.

Qualche amministratore delegato deve aver pensato: “Ora mi studio qualcosa… hmmm… trovato! Stavolta si annuncia tutto un anno prima e… sentite qua… mettiamo già in vendita i biglietti. Tanto quei deficienti non aspettano di conoscere i loro impegni prima di comprarli, e noi ci cucchiamo i soldi già adesso!”. Risate, applausi, strette di mano, brindisi. E avevano ragionissima, bravi! Noi deficienti non abbiamo aspettato di sapere se avremo ferie, se saremo liberi, se saremo vivi… abbiamo comprato sti biglietti e basta. Alla peggio si venderanno.

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E ora parliamo di ciò che è stato: New York, o meglio il New Jersey. Non ho ben capito se posso dire di aver visto il concerto di New York o quello di East Rutherford. Non l’ha capito nemmeno Bono, forse, visto che tra una canzone e l’altra si arruffianava un po’ la Grande Mela e un po’ il New Jersey. E’ stato un po’ come dire di aver visto il concerto di Venaria quando si è stati al Delle Alpi.

Comunque, due gran bei concerti e un gran bel gruppo spalla: i Muse. Sarò sincero, mi aspettavo molto di più; non da loro (grandissimi come al solito), ma dalla serata. Credevo che ai Muse, una band esponenzialmente migliore di qualsiasi altro gruppo spalla che gli U2 possano mai avere, fosse concesso uno spazio maggiore rispetto a dei Glasvegas qualunque. Invece Matt, Dom e Chris hanno avuto i canonici 45 minuti di tempo e hanno suonato le classiche 8-10 canzoni su un angolino di palco.

Peccato. Niente concertone, niente duetto e niente grosse sorprese nella scaletta, composta da quattro pezzi dell’ultimo album (che rendono parecchio anche dal vivo). Gli unici grandi brividi, tutti la prima sera, sono stati un accenno a The Fly suonato da Matt prima di Uprising (se la memoria non mi inganna); Dom che mi indica e mi saluta dopo essermi sgolato come un invasato; l’ingresso sul palco con una “versione Muse” di America, brano tratto dal musical West Side Story. Agevoliamo il filmato.

Il delirio continua… →

Calsò

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Deliri Birrici Vari

Beer Word: freddo | Beer Song: 42, "Coldplay"

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Indy loves DPBene, dopo circa venti giorni dal mio ritorno forse è ora di iniziare a parlare del mio viaggio a New York, una delle tappe del mio Cloverfield Tour che credo non finirà mai (ma di questo parleremo più avanti).

Non voglio annoiarvi con New York, Manhattan, quel grattacielo o quel vattelapesca che ho visto; non mi frega assolutamente niente di dirvi qualsiasi cosa possiate cercare su Google. In realtà voglio concentrarmi su una dipendenza che la città ha creato in me; qualcosa di cui sto facendo a meno da quando ho messo piede in Italia e che mi manca… cazzo se mi manca: la Dr Pepper! [sito ufficiale | wikipedia | facebook]

Ora, cosa mai sarà la Dr Pepper? Chiaramente è il nettare degli dei, è la seconda bevanda più buona del mondo (dopo la birra), è qualcosa che crea più assuefazione dell’alcol, e potrei andare avanti per secoli con queste idiozie prima di dirvi che è una sorta di cola aromatizzata all’amarena. Prima di dire “Che porcheria” oppure “E tutto sto casino per la Coca-Cola dei poveri?” fatevi un giro all’estero e assaggiatela, poi mi direte.

Eh sì, all’estero, perché nella Repubblica delle Banane non si commercializza la Dr Pepper; o meglio, ci abbiamo provato a fine anni ‘80, ma con scarso successo, così il prodotto è stato tolto dal mercato (piccola riflessione: ma ne facciamo una giusta? Berlusconi, Lippi e niente Dr Pepper… amiamo farci del male).
Credo che questa immane mancanza sia dovuta a una decisione di qualche amministratore delegato del gruppo che distribuisce la Schweppes; non è che ne sia sicurissimo però, perciò prima di piazzare una bomba carta al quartier generale di Schweppes Italia, mi informerò meglio.

Girovagando su internet scopro che non sono l’unico malato di mente che pensa alla Dr Pepper più che alla figa, e nemmeno il peggiore: c’è chi s’è fatto le pareti di casa tappezzate di cartoni di Dr Pepper, chi ha costruito alberi di Natale giganti con le lattine, persino chi si è tatuato il logo o lo slogan “What’s the worst that could happen?”.
Quindi, sapendo che ho ancora un po’ di sanità mentale dalla mia, lancio un appello ai cyber-navigatori del web, a voi che state leggendo queste parole dal blog o da Facciabuco:

Facciamo la rivoluzione… riportiamo la Dr Pepper in Italia! E che cazzo!

[*Calsò => contrazione delle parole "Cold soda" (bibite fresche), secondo la pronuncia tipicamente americana dei bibitari del Giants Stadium]

Stai parlando con me?

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Sputati come due sputazze

Beer Word: pota | Beer Song: "Son of a Preacher", Dusty Springfield

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Adoro le somiglianze, e non so perché non ho pubblicato prima questo delirio (ah sì, quel temporaneo disamore verso Beer Delirium). Questi non sono solo sputati come due sputazze… credo siano padre e figlio: Diego Bickle e Travis Milito. Sì, insomma, avete capito!

Diego Milito Robert De Niro as Taxi Driver

Crema, undici ottobre duemilanove

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Mostre fotografiche

Beer Word: casoncelli | Beer Song: "Exogenesis: Symphony part 3 (Redemption)", Muse

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Senza parole

Siamo sempre con te

Social idiot

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Attualità

Beer Word: sti cazzi | Beer Song: "The Resistance", Muse

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dumbassCon il cosiddetto Web 2.0 è esplosa la mania dei social network; siti come Facebook o Twitter sono sulla bocca di tutti e anche il salumiere all’angolo, che il più delle volte non riesce a inanellare tre parole che non siano in dialetto, non ne può più fare a meno.

Facebook, in particolare, se assunto in dosi superiori al normale, tende a diventare una droga vera e propria. Quando mi connetto vedo alcuni dei miei amici che non fanno altro che sottoporsi a test assurdi, condividere centinaia di link e iscriversi a milioni di gruppi del cazzo tipo “Quelli che fanno la pipì”. Evidentemente hanno bisogno di sentirsi parte di qualcosa…

Per capire quanto il fenomeno Facebook stia diventando una malattia sociale ci viene in soccorso un’Ansa di stamattina, in cui scopriamo che un 26enne romano è stato arrestato a seguito di un furto in un appartamento.
La prova che lo ha incastrato? Il genio, dopo aver allegramente svaligiato la casa dei malcapitati, ha visto un pc acceso e non ha proprio saputo resistere alla tentazione di collegarsi a Facebook (forse per aggiornare lo stato in “Mario Rossi sta rubando in casa d’altri”).

A quel punto i carabinieri hanno dovuto semplicemente setacciare il pc del derubato e andare a ripescare l’indirizzo e-mail con cui il ladro si è iscritto a Facebook. Da lì sono risaliti alla sua identità e al suo indirizzo di casa, nella quale hanno trovato anche parte della refurtiva.

Direi che abbiamo trovato il vincitore dell’ambito premio Idiota dell’Anno 2009. Io mi sono classificato secondo.