Meglio andare all’ospedale o crepare prima?

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Attualità

Beer Word: disgusto | Beer Song: "Don't Worry Baby", Beach Boys

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Ridi, ridi

Non è una bella cosa ammalarsi o subire un trauma fisico (bella scoperta, vero?): se è grave ovviamente è una tragedia, ma se non lo è ci sono comunque lo spavento di dover finire all’ospedale, il dolore dei vari interventi e della convalescenza, la scocciatura di dover passare un periodo più o meno breve lontano da casa e (discorso leggermente egoistico) per i parenti di dover correre avanti e indietro tra l’ospedale e la vita di tutti i giorni fatta di lavoro, spesa, pulizia della casa e un po’ di sano riposo.

Insomma, non è una passeggiata. Però quando stai male puoi star certo di trovare gente alla quale puoi affidarti completamente, che ti curerà e ti accudirà con professionalità e bravura… sempre se non stai in Italia, ovviamente.

Il penultimo giorno del 2008 mio papà è scivolato sul ghiaccio (ed è meglio non parlare di dov’era questo ghiaccio e del perché non doveva essere lì) e, complice il tipo di caduta e l’età non proprio adolescenziale, si è rotto un femore. Risultato: giretto al pronto soccorso dell’ospedale di Pinerolo, ricovero e intervento di riduzione della frattura. Le lastre post-intervento dicono che è tutto ok, anche se nessuno di noi le ha viste. Ma ci fidiamo, sì.

Dopo due settimane gli esìmi dottori decidono di trasferire mio papà all’ospedale di Torre Pellice, più vicino a casa nostra, che funge anche da centro riabilitativo. Tre giorni di fisioterapia e ha ancora problemi a muovere la gamba rotta: gli fa un male cane. A quel punto qualcuno si chiede come mai, e vengono fatte delle altre radiografie, dalle quali risulta che in effetti qualcosina che non va c’è. E allora che si fa? Via, di nuovo a Pinerolo.

Quella sottile patina di ottimismo che bisogna avere per forza inizia a sgretolarsi un po’… e viene distrutta in men che non si dica. L’ultima puntata di questa telenovela, risalente ad oggi, ci racconta che il povero paziente è stato convocato alle 7:45 in sala gessi per la visita ortopedica, liberato alle 10 e, con la stanza già prenotata dagli addetti di Torre Pellice, mandato ad aspettare su una barella in pronto soccorso per SETTE ORE fino al ricovero.

E non è tutto: finalmente mia mamma ha potuto vedere le prime lastre e il “commento” del dottore (scusatemi, non mi viene il termine corretto):

Al controllo post-operatorio, il chiodo gamma dx presenta la propria estremità prossimale un po’ eccentrica.

Ste merde fanno di tutto per non farti capire un cazzo, probabilmente dimenticandosi che non abbiamo preso tutti una laurea in medicina. Ma, mettendocisi un po’ d’impegno qualcosa si capisce: no, il chiodo non è un tipo particolare; in questo caso la parola “eccentrico” sta per “fuori centro”, “spostato”. Insomma, l’hanno messo storto o probabilmente si è storto nell’intervallo trascorso tra l’intervento e la lastra.

Dal cratere creato dallo sgretolarsi della sottile patina di ottimismo esce un’eruzione di rabbia, odio e istinti omicidi. Ma porca puttana, dico io, è mai possibile che se si erano accorti che c’era qualcosa che non andava l’hanno mandato via in quattro e quattr’otto? E alla visita gli hanno pure detto qualcosa tipo “Eh, ma signore, sono cose che succedono”. Eh sì, signore, c’è la probabilità che le abbiamo sminchiato una gamba, ma che vuole?, sono fatalità, nessuno è perfetto.
Poi l’essere trattati come capi di bestiame è proprio la ciliegina sui maccheroni della giornata. Ti fa sentire importante.

Ed è proprio per questo che viene da chiedersi se è meglio andare all’ospedale o crepare prima di arrivarci. Con la sanità ridotta così nel 2009 e con una tendenza a peggiorare sempre crescente, chi mi dice che fra quaranta o cinquant’anni, quando avrò una sciocchezzuola dovuta al colesterolo o a chissà quale schifezza avrò in corpo, non peggiorerò entrando in ospedale? A quel punto meglio lasciarci le penne prima, almeno non muori incazzato.

Brutti discorsi, in effetti. Spero che nessuno che abbia perso qualche parente in circostanze simili si senta offeso da questo sfogo.
Per concludere, lascio un messaggio affettuoso all’intero (o quasi) reparto di ortopedia dell’ospedale di Pinerolo: MERDE SIETE E MERDE RESTERETE.

PS: l’immagine che vedete a inizio delirio è la campagna pubblicitaria voluta dal Ministero della Salute per rilanciare l’immagine della sanità italiana. E’ stata curata da Oliviero Toscani ed è costata un milione e mezzo di euro. Le domande sono due: perché questo barcone di soldi non è stato utilizzato, che ne so, per migliorare le strutture? E soprattutto, perché in un mese passato tra due ospedali non ho mai visto uno stinco di figa così?

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