19
ago
09
Le mie Wembley nights
delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Cloverfield Tour, Mostre fotografiche

Ma cos’altro vi devo dire sul Cloverfield Tour, ragazzi miei? E’ veramente necessario che riprenda i concetti espressi dopo Milano e li amplifichi a dismisura per tutto quello che ho visto, sentito e vissuto a Londra? Ok, lo farò, ma con pensieri espressi a casaccio e senza un ordine ben preciso:
- finalmente mi son fatto un concerto nel posto che mi compete: sotto al palco. Purtroppo ho perso un posto centrale, dovendomi accontentare dell’estrema sinistra del palco e della presenza fissa di The Edge sopra alla testa (non che sia un male, se non per la monotonia delle foto che vedrete più in basso), a causa dell’inettitudine dell’unico steward incapace tra le decine di suoi colleghi scrupolosi ed attentissimi a non farti fare un passo di corsa dalla coda al palco;
- da venerdì amo i Paraculos, conosciuti al grande pubblico col nome di The Hours, il cui cantante è stato ampiamente e a sua insaputa (porello) preso per il culo dalla nostra cricca, comprendente anche Stefania – che ogni sei mesi ci fa l’onore di scrivere qualcosa su questo blog (prrr);
- un saluto carissimo a quel ragazzo di U2Portugal che ha avuto il coraggio di presentarsi a Wembley vestito da MacPhisto. Un altro saluto a quell’inglesone a cui abbiamo insegnato la frase BELLO DE CASA da urlare a Edge non appena si avvicinava un po’;
- durante Vertigo Bono e The Edge hanno inscenato un testa a testa appena sopra di me, sulla scaletta che porta alla passerella esterna. E’ stato meglio della figa, ragazzi…
- Pride e One hanno rotto i coglioni.
- Larry ci ha salutato a fine concerto. Un segno di vita da quell’uomo è qualcosa da segnare sul calendario;
- promemoria: evitare il k-way del Liverpool in certe circostanze. Può causare cagotti dovuti a steward neri alti due metri che urlano “Hey, man!” facendomi temere, oltre che per la mia stessa vita, la perdita del posto sotto al palco, per poi urlarmi “C’mon Liverpoooool”; esplosioni di demenza (ancora devo capire l’“Aquilani, make us a pizza!” urlato da un ragazzo mimando il calcio di un rigore); caduta di grassone abbirrazzate;
- sabato sono morto. Encefalogramma piatto. Until the End of the World, New Year’s Day, Stay e Bad tutte in una sola sera sono troppe per un comune mortale senza allenamento specifico. Durante tutta Bad ho pianto come un vitellino e non mi vergogno di ammetterlo. Però mi son perso l’inizio di Where the Streets Have No Name perché allo stadio non esiste una persona capace di spillare una birra.
- Pride e One hanno rotto i coglioni. Anche sabato sera.
Non mi viene in mente altro, sono ancora troppo frastornato da questi due concerti indimenticabili. Vi lascio alle foto, non prima di aver ringraziato tutti quelli che hanno contribuito a rendere queste due giornate memorabili: Stefania, Michele, Chiara, Consuelo, Silvia, Maria Teresa, Markino, Stefano, Alessandro e il cielo mi fulmini se mi dimentico qualcuno.
Ci rivediamo a Cardiff, maledetti scozzesi. Ah, sì, dimenticavo questo dettaglio. Ma d’altronde il Cloverfield Tour è sempre soggetto a variazioni, anche all’ultimo minuto…

















































































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