Credo di non avere mai parlato di quanto io ami Scrubs: lo seguo da quando è iniziato (circa otto anni fa) ed è ormai una delle cose che preferisco in assoluto… e dicendo “in assoluto” voglio mettere in chiaro che non mi limito alle serie TV.
Purtroppo, anche Scrubs è arrivato al termine. Bè, tecnicamente non è vero, considerato che negli Stati Uniti in questo momento è in onda la nona stagione; possiamo però dire che è finito lo Scrubs che tutti conosciamo, perché Zach Braff, l’attore che per otto stagioni ha interpretato J.D., narratore e protagonista assoluto della serie, ha lasciato ufficialmente il cast. E lo ha fatto nel migliore dei modi.
Qui sotto c’è il video del suo addio al Sacred Heart Hospital e a tutti noi. Come dicevo, Scrubs andrà avanti anche senza J.D., ma non potrà essere la stessa cosa senza le sue fantasie strampalate, senza i suoi momenti infantili con Turk, senza il suo bramoso desiderio di trovare una figura paterna nel suo mentore, il Dr. Cox, e senza la sua lotta infinita con l’inserviente. I minuti finali di questo episodio segnano la fine di un’epoca. Il vero finale di Scrubs è questo.
Se, come me, avete amato questa serie fin dall’inizio, capirete perché non sono riuscito a trattenere le lacrime.
Ed è una cosa incredibile, se ci pensate. Perché ci emozioniamo così tanto, arrivando addirittura a piangere, per le vicende di personaggi che non solo non conosciamo e non fanno parte della nostra vita, ma non esistono nemmeno nella vita reale? E’ normale o dobbiamo iniziare a sentirci degli idioti?
Forse la TV fa più male di quel che dicono, se siamo più dispiaciuti per l’uscita di scena di un personaggio da un telefilm che per la morte di un lontano parente. E’ anche vero che è più facile affezionarsi a J.D. o a Chandler di Friends piuttosto che alla zia Gertrude che ti spezzava tutti i capillari delle guance a forza di pizziconi e ti baciava pungendoti coi suoi baffi; almeno J.D. e Chandler me li sono scelti e non mi sono stati appioppati per diritto di famiglia*.
Mi rendo conto che stiamo parlando solo di commuoverci davanti a un film. Succede dall’avvento dei fratelli Lumiere (o forse da qualche anno dopo… difficile commuoversi davanti a un treno che si avvicina allo schermo, per quanto il treno fosse veloce) e il fatto che le nostre mamme e nonne abbiano passato anni ad asciugarsi col fazzoletto davanti alle favolose avventure della famiglia di qualche ricco proprietario terriero americano esclude l’ipotesi che la mia generazione sia totalmente rimbecillita e alienata dal mondo reale a causa del tubo catodico (che poi la mia generazione sia comunque totalmente rimbecillita e fuori dal mondo è un altro discorso).
Però se J.D. se ne va e io piango, se Marge lascia Homer con un video-messaggio nel film dei Simpson e io piango (e vi assicuro che, nonostante i Simpson siano l’ultima cosa al mondo che potrebbe suscitare commozione, io l’ho fatto), se Monica e Chandler lasciano l’appartamento che ha fatto la storia di Friends e io piango… significa che tendo a credere che i personaggi del piccolo schermo siano reali; che esistano davvero un ospedale dove tutto il personale sia completamente fuori di testa o un mondo dove le persone hanno la pelle gialla e solo quattro dita per ogni mano – e in questo caso non mi riferisco alla Cina.
Mancanza di stimoli ed emozioni dalla vita reale? Sarà lo psicologo a stabilirlo.
* prima che qualcuno della mia famiglia (se mai leggerà) si risenta, tengo a precisare che non ho una zia Gertrude. Dovreste saperlo pure voi, accidenti.








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