Ho promesso a me stesso che non avrei fatto una recensione su No Line on the Horizon, ma dopo tre giorni di ascolto a nastro di questo album non posso non scrivere nulla a riguardo. Non che io sia in grado di poter fare una recensione seria, di quelle che analizzano ogni pezzo e da lì vanno a ritroso fino a stabilire chi o cosa l’ha ispirato, però l’uscita di questo disco mi ha suscitato un sacco di pensieri ed è da un po’ che ho in canna questo delirio.
Venerdì 27 febbraio 2009, l’altro ieri, è stata una giornata che ricorderò. Avrebbe potuto essere un altro giorno, uno qualsiasi, grazie a (o meglio, per colpa di) Internet – l’album era disponibile sul web già da diversi giorni prima dell’uscita ufficiale – ma io ho resistito fino all’ultimo, nonostante insistenti e ripetute pressioni da parte di amici che come me sono completamente malati di mente.
L’uscita di un nuovo disco degli U2 per me è un po’ come la prima partita dell’Italia ai Mondiali: quattro anni di attesa per un momento che, quando arriva, vivo come un rito religioso (sebbene di religioso in me ci sia poco e niente). Scaricare il disco da Internet prima che esca al negozio è l’equivalente di guardare quella partita sapendo già il risultato.
Il mio rito venerdì prevedeva un piano degno di una rapina in banca: anticipare di un’ora gli orari a lavoro, in modo da uscire prima dall’ufficio, prendere la macchina, guidare fino a raggiungere un negozio che fosse a un’oretta da casa, comprare il disco, metterlo nell’autoradio e guidare fino a casa stordito dalle sue note.
“Perché non andare al negozio più vicino?”, direte voi. Perché il negozio più vicino sta a venti minuti di auto, il che significa arrivare sotto casa all’incirca verso la metà della quinta canzone, interrompere l’ascolto, salire e riprendere da dove ci si era fermati. Eh no, non funziona così. Il rito va fatto bene, quindi il primo ascolto non si interrompe.
Ho scelto la strada più lunga possibile per tornare a casa e credo di essermi perso almeno tre o quattro volte. Su No Line on the Horizon ho rischiato di passare col rosso, su Unknown Caller sono finito nella zona industriale di un paese non identificato, su I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight ho imboccato l’uscita sbagliata della rotonda e su Breathe a momenti nella rotonda ci sbattevo.
L’album è una meraviglia, lascia completamente imbambolati. Dopo il primo ascolto per un momento ho pensato che sarebbe stato perfetto se non l’avessi riascoltato mai più, perché la botta in testa che mi ha dato l’ascoltarlo per la prima volta è una sensazione che qualsiasi altro ascolto del disco non mi darà mai più.
Ovviamente questo è impossibile e improponibile. Lo ascolto anche mentre dormo e posso dire con certezza che i quattro anni e mezzo di attesa sono un prezzo minimo da pagare per un prodotto così.
L’ho detto che non sarebbe stata una recensione seria; ho a malapena citato quattro canzoni dell’album e messo una foto della versione pauer che ho comprato. E’ che sono del parere che nessuno potrà mai descrivere appieno quello che si può sentire in No Line on the Horizon; non bastano mille parole o cento definizioni per catalogare questo disco. Bisogna ascoltarlo, punto e basta.








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Controdeliri
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Questo disco ha stravolto a suo modo ciascun fan…è un album eccezionale!!!Non stento a credere che tu sia passato col rosso, abbia tagliato in 2 la rotonda ecc…perchè ti assorbe completamente e ti sbatte in un vortice di emozioni sempre di verse,ma sempre esaltanti. Per me è un capolavoro alla tjt o ab…nn vedo l’ora che arrivi il tour,ne vedremo delle belle!!;-)
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