Il Cloverfield Tour non finisce mai

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Cloverfield Tour, Mostre fotografiche

Beer Word: Torino | Beer Song: "America", Leonard Bernstein

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Iperattività su Beer Delirium. Bisogna aggiornare la tabella di marcia del Cloverfield Tour che, grazie all’annuncio di un prolungamento del 360° Tour degli U2 nel 2010, sta diventando una roba infinita. Dunque, vediamo a che punto siamo:

  • Milano, Stadio Meazza, 7.7.09
  • Londra, Wembley Stadium, 14.8.09
  • Londra, Wembley Stadium, 15.8.09
  • Cardiff, Millennium Stadium, 22.8.09
  • East Rutherford, Giants Stadium, 23.9.09
  • East Rutherford, Giants Stadium, 24.9.09
  • Monaco di Baviera, Olympiastadion, 15.9.10
  • Coimbra, Estadio Cidade de Coimbra, 2.10.10

Da dove iniziamo? Da ciò che è stato o da ciò che sarà? Bè, Monaco e Coimbra saranno il numero 7 e il numero 8. Zurigo e Roma (o Torino?!?) potrebbero essere il numero 9 e il numero 10 – il condizionale è d’obbligo, non essendoci ancora nessun annuncio ufficiale. Stiamo parlando delle ultime tappe? Chissà, questa malattia potrebbe non finire mai.

Come dicevo, il 360° Tour è stato prolungato. Sedici concerti in tredici città europee, parte delle quali non credo esistano sulle cartine stradali (Horsens, Coimbra, Hannover), e non sono ancora tutti.

Il colpo di genio di Live Nation questa volta è stato meraviglioso.

Qualche amministratore delegato deve aver pensato: “Ora mi studio qualcosa… hmmm… trovato! Stavolta si annuncia tutto un anno prima e… sentite qua… mettiamo già in vendita i biglietti. Tanto quei deficienti non aspettano di conoscere i loro impegni prima di comprarli, e noi ci cucchiamo i soldi già adesso!”. Risate, applausi, strette di mano, brindisi. E avevano ragionissima, bravi! Noi deficienti non abbiamo aspettato di sapere se avremo ferie, se saremo liberi, se saremo vivi… abbiamo comprato sti biglietti e basta. Alla peggio si venderanno.

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E ora parliamo di ciò che è stato: New York, o meglio il New Jersey. Non ho ben capito se posso dire di aver visto il concerto di New York o quello di East Rutherford. Non l’ha capito nemmeno Bono, forse, visto che tra una canzone e l’altra si arruffianava un po’ la Grande Mela e un po’ il New Jersey. E’ stato un po’ come dire di aver visto il concerto di Venaria quando si è stati al Delle Alpi.

Comunque, due gran bei concerti e un gran bel gruppo spalla: i Muse. Sarò sincero, mi aspettavo molto di più; non da loro (grandissimi come al solito), ma dalla serata. Credevo che ai Muse, una band esponenzialmente migliore di qualsiasi altro gruppo spalla che gli U2 possano mai avere, fosse concesso uno spazio maggiore rispetto a dei Glasvegas qualunque. Invece Matt, Dom e Chris hanno avuto i canonici 45 minuti di tempo e hanno suonato le classiche 8-10 canzoni su un angolino di palco.

Peccato. Niente concertone, niente duetto e niente grosse sorprese nella scaletta, composta da quattro pezzi dell’ultimo album (che rendono parecchio anche dal vivo). Gli unici grandi brividi, tutti la prima sera, sono stati un accenno a The Fly suonato da Matt prima di Uprising (se la memoria non mi inganna); Dom che mi indica e mi saluta dopo essermi sgolato come un invasato; l’ingresso sul palco con una “versione Muse” di America, brano tratto dal musical West Side Story. Agevoliamo il filmato.

Gli U2… bè, alla fine i concerti non sono stati molto diversi da quelli europei. La scaletta un po’ è cambiata: c’è stata un’inutilissima Your Blue Room come grossa novità e un rimescolamento generale delle canzoni. Ma quando sei lì sotto questo conta veramente poco; i bastardi erano in forma, carichi e ultra sorridenti e ciò ci basta e ci fa dimenticare quel pizzico di arteriosclerosi che si è impossessata di Bono durante un paio di canzoni. Siamo stati cacati persino da Adam, Bono e Edge in mezzo ai nostri deliri da transenna!

Come diceva MacPhisto: “Off with the words, on with the pics”. Più o meno.

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