E remuntatevi sta ceppa di minchia!

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Calcio

Beer Word: Madrid | Beer Song: "Torture Me", Red Hot Chili Peppers

0

Ho ancora addosso la maglia dell’Inter mentre vi scrivo. E’ una Nike originale regalatami per il mio 17° compleanno – per intenderci, nel 2000: l’anno di Tardelli in panchina, Cirillo, Hakan Sukur e Ferrante in campo; l’anno in cui perdemmo 0-6 un derby con doppietta di Comandini; l’epoca in cui si veniva ancora additati e derisi, ecco.

Questa maglia l’ho indossata martedì scorso dopo tanto tempo, non so perché. Forse per far sorridere l’amico che mi ha ospitato, forse per sentirmi anch’io parte integrante di quello che stavo per vivere dopo un sacco di tempo: giocarsi la possibilità di andare in finale di Champions, a sette anni dall’ultima semifinale con il Milan, a trentotto anni dall’ultima finale, a quarantacinque dall’ultima vittoria.

Voglio dire, c’ero per la famosa Juve-Inter di Ceccarini, c’ero per la Uefa del ‘98, c’ero per quel derby maledetto, c’ero il 5 maggio, c’ero per la prima festa scudetto… certo, non fisicamente (a parte per la festa scudetto, a San Siro ci sono andato eccome!), ma col cuore c’ero anch’io e quindi non potevo mancare né martedì né stasera, seduto su un divano rosso con la mia maglietta Nike originale del 2000 a fare la mia parte.

La maglia ha portato bene, che ne dite?

L’Inter è in finale di Champions League e io per primo non ci avrei scommesso 10 euro a inizio stagione, e nemmeno dopo la prima figuraccia al Camp Nou, o prima del Chelsea, o quando il sorteggio dei quarti ci ha messi dalla parte del tabellone occupata dal Barcellona. “L’Inter di Champions è sempre l’Inter di Champions”, mi ripetevo, quindi si scioglierà al sole quando a Londra sarà sotto pressione, o in mezzo alla bolgia catalana. E invece, guarda un po’, mi sbagliavo.

Parlando di questa sera, ci sono molti motivi per godere come uno yak: a partire dalla figura di merda di Ibrahimovic, andato via dall’Inter per vincere la Champions e sbattuto fuori… dall’Inter; per poi passare all’umiliazione delle merde catalane, distrutte in 10 contro 11 nonostante le loro magliette, i petardi dei tifosi fuori dall’hotel in cui alloggiavano i nostri, le dichiarazioni bellicose, le remuntade sbandierate ai quattro venti, gli svenimenti con l’occhietto pronto a guardare cosa fa l’arbitro, gli idranti e i piagnistei post-partita; per finire con la rivincita di Mourinho contro tutti quelli che l’hanno definito solo “un abile comunicatore”.

Ma oltre a tutto questo, c’è la consapevolezza di avere centrato un obiettivo che sembrava impossibile dopo aver visto le partite europee dell’Inter degli ultimi anni. La possibilità di accarezzare un sogno e di giocarsela, vada come vada. E se andrà male almeno sappiamo di essere arrivati fino lì e abbiamo vissuto una stagione fantastica così com’è, al 28 aprile in corsa su tre fronti: in finale di Champions e di Coppa Italia, e in testa al campionato a tre turni dalla fine.

Grazie ragazzi. Ci vediamo a Madrid.

Scrivi ciò che vuoi (nei limiti della decenza)

XHTML: Si possono usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>