Del recensire e criticare la musica

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Musica

Beer Word: grattaculo | Beer Song: "Charlie Brown", Coldplay

0

Complice un piccolo ritardo nella spedizione della mia copia di Mylo Xyloto, l’ultimo album dei Coldplay (uno dei piccoli inconvenienti di chi acquista online), mi sono trovato a scartare il cellophane del CD con circa tre settimane di ritardo rispetto al resto del mondo. In queste tre settimane i miei feed si sono riempiti di articoli e recensioni su questo disco, talvolta autorevoli, talvolta no. Per non parlare delle varie community sul web.

Normalmente non leggo le recensioni. Il perché lo scoprirete continuando a leggere questo delirio, ma in sintesi posso dire che nessuno mi può dire se una cosa mi deve piacere o no. Stavolta però l’attesa ha generato in me una certa curiosità perciò, seppur col naso tappato, mi ci sono tuffato.

Chi mi conosce sa che amo molto i Coldplay, il che non mi rende esattamente imparziale riguardo ciò che sto per scrivere, ma la mia repulsione nei confronti di queste recensioni prescinde dal gruppo in questione, il quale è solamente uno spunto per una riflessione globale sul modo in cui Internet ha trasformato il modo di recepire e discutere la musica.

Diciamo che l’album ha diviso gli addetti e i non addetti ai lavori, come qualsiasi opera d’arte. In questo caso però mi è sembrato di scorgere una netta differenza tra i commenti positivi e quelli negativi: in parole povere, o se ne parla benissimo o malissimo, lasciando pochissimo spazio alle sfumature.

Inoltre (ma questo è un mio limite dovuto all’ignoranza) ho avuto l’impressione che nomi e testate autorevoli per la maggior parte abbiano recensito bene l’album; al contrario, la gran parte del cosiddetto popolo del web (i “recensori de noantri”) ha dato pareri molto negativi, al limite dell’insulto.

Ho parlato di ignoranza perché Dio mi fulmini se ho una purché minima idea di chi sia un’autorità nel mondo della critica musicale e chi no. Ci provo comunque: restando in Italia, ad esempio, credo che si possa tranquillamente affermare che Ernesto Assante (“E’ un bel disco. Si, che un ascolto dopo l’altro, conquista il cuore”) sia un nome pesante oppure che quelli di OndaRock (voto 7/10) normalmente non si fanno molti scrupoli nello stroncare album considerati un po’ leggeri.
Espatriando, chi vogliamo citare? Rolling Stone (voto 3,5/5)? Mojo (“A more streamlined affair, re-embracing themselves as an unpretentious yet big-sounding pop group” - voto 8/10)? Q (“Music this uplifting, this inspirational, belongs among the stars” - voto 10/10)?

Al contrario, un sito come AgoraVox scrive:

Mylo Xyloto è un album privo di personalità, idee prese a casaccio, pescate nel carniere di una band che si trova in difficoltà ad affrontare il futuro. Un disco saggiamente strutturato da un Brian Eno che ormai non sa più come prendere Martin e soci.”

Questo invece è un estratto della recensione di Stordisco (e qui tenetevi forte, perché si tratta di gran giornalismo):

“SVEGLIATEVI QUESTA È PURA MERDA!”

Attenzione: non voglio insinuare che quelli che sanno di musica apprezzano l’album e gli altri no, altrimenti non citerei NME che dà un bel 5/10 e dimenticherei di dire che a braccetto con i tanti denigratori ci sono altrettanti cosiddetti “fanboy” pronti a riempire i propri blog con recensioni entusiaste senza magari aver nemmeno ascoltato l’album.

Quel che contesto io è che, nel caso dei Coldplay come in mille altri, le critiche molto spesso partono da presupposti a mio modo di vedere totalmente sbagliati. Inoltre, chi scrive utilizza spesso un tono astioso, sarcastico e spesso volgare, sintomo di chi scrive articoli spinto più da un’antipatia personale che da un sincero e imparziale giudizio.

Qualche esempio? Torniamo a Stordisco:

“Ho inserito Mylo Xyloto nel lettore con la speranza di poter dire finalmente addio a questa band, che ormai ha definitamente rinnegato il suo passato, quello per intenderci di Yellow di Don’t Panic e così via.”

Innanzitutto si parte con lo spirito giusto: ascolto Mylo Xyloto perché ho una gran voglia di sfanculare i Coldplay. E poi non saranno mai come una volta.

Su questo punto bisognerebbe scriverci un libro: non trovate snervante leggere in continuazione di paragoni con il passato? L’ultimo album di questa band non sarà mai come i primi due (sono sempre due, né uno né tre); non sono più quelli di dieci anni fa; vogliono essere i nuovi U2 / i nuovi Beatles / i nuovi Led Zeppelin / i nuovi Ricchi e Poveri, ma non ci riusciranno mai.

Mi chiedo come sarebbe evoluta la musica se a partire dagli anni ’60 tutti gli artisti del mondo avessero letto i commenti degli odierni critici della domenica. Tutti a fare le canzoni di Elvis per cinquant’anni. Però, ovviamente, se un gruppo mantiene la stessa linea per più di tre album diventa ripetitivo e incapace di innovare. Continuo a citare Stordisco:

“C’è di peggio dei Coldplay ma non sopporto chi li difende ancora in portali in cui si parla di Rock, di musica vera insomma; il Rock è un genere anti-sistema, in cui si sente forte l’incazzatura di intere generazioni, la ribellione da questo mondo invivibile, dove ci vogliono tutti uguali, tutti piegati a ciò che ci propinano le grandi multinazionali. Mi dispiace, ma per me questa è merda, quella che si ascolta nei McDonald’s, nei Megastore, nelle officine di manipolazione dei cervelli”

Gran bel discorso, talmente emozionante che sarebbe stato bene in un musical. Il rock l’unica musica vera: illuminante. Peccato che non stiamo parlando dei Ramones. I Coldplay con il rock quello “anti-sistema” e “incazzato” hanno poco da spartire. Recensire un album e non avere nemmeno idea del genere musicale a cui appartiene. E ancora:

“Ci rendiamo conto che i Coldplay con Every Teardrop Is a Waterfall hanno copiato di sana pianta la musica di quest’altra merdata qui (Ritmo de la Noche, ndr)?”

Altro enorme difetto: la disinformazione. Frequento un forum nel quale, poche ore dopo la pubblicazione di Every Teardrop is a Waterfall, qualcuno ha notato che il riff di tastiera iniziale era uguale a quello di Ritmo de la Noche. In tempo zero qualcun altro ha fatto notare che nei crediti della canzone compare anche una nota che ci comunica che questa intro è stata campionata da I Go To Rio, pezzo di Peter Allen dal quale hanno attinto gli stessi autori di Ritmo de la Noche. C’era persino un’intervista in cui Chris Martin spiegava che ha sentito questo riff nel film Biutiful e ha voluto utilizzarlo per la canzone. Insomma, bastava navigare cinque minuti per scoprirlo.

In conclusione, non giudico né i giudizi né chi giudica. Ben venga chi critica i Coldplay e Mylo Xyloto e gli U2 e Vasco e Ligabue e Lady Gaga e i Beatles e Mozart… purché lo faccia con cognizione di causa. Sono fermamente convinto che ognuno abbia il diritto di dire la propria (ho un blog anch’io, santo cielo!), ma siamo sicuri che la libertà di esprimersi che Internet ci regala dia il diritto di usarla sempre e comunque? E’ giusto che esistano siti come Debaser il cui slogan è “Recensioni scritte da chi vuole”? Non sarebbe meglio se ognuno parlasse di quello che conosce?

Aveva ragione Nanni Moretti:

Ti piace?

Scrivi ciò che vuoi (nei limiti della decenza)

XHTML: Si possono usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>