8
lug
09
Cloverfield Tour, primo atto
delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Cloverfield Tour, Mostre fotografiche

Come promesso, ecco il pippone/recensione del concerto degli U2 a Milano, prima tappa del mio personalissimo Cloverfield Tour, proprio mentre sto riascoltando il bootleg per l’ennesima volta e il pubblico di San Siro canta a squarciagola Stand By Me.
Ed è proprio da qui che voglio partire, da quello che per me è stato il MOMENTO del concerto: I Still Haven’t Found What I’m Looking For sfumata in questa cover. Gli U2 hanno progettato e fatto costruire un palco da fantascienza, ancora più malato di quello del PopMart Tour, eppure quando è servito hanno spento tutto, hanno abbassato il volume e hanno lasciato che fossimo noi a cantare per loro… da restare senza fiato.
E subito dopo Angel of Harlem, con quei tre accordi ripetuti all’infinito mentre Bono è diventato per un minuto il Re del Pop, e Party Girl… Party Girl!!! Una canzone che MAI avrei pensato di poter sentire in un concerto degli U2.
Forse avete avuto modo di leggere i miei passati deliri recensionistici, in cui sostenevo che in un paio di concerti ho trovato un feeling e un’emozione che purtroppo i concerti del Vertigo Tour non mi avevano dato. Mentre realizzavo questa cosa per un momento ho temuto che mai un concerto dei miei idoli assoluti avrebbe potuto darmi tanto: troppo freddi, troppo nervosi, tre concerti identici uno in fila all’altro… non erano quelli gli U2 che ho visto per anni nei concerti “altrui” su DVD o che ho sentito nei racconti di chi c’era.
E invece martedì sera è cambiato tutto: questo album, questo tour hanno cambiato gli U2.
E’ come se Bono, tagliandosi i capelli, avesse perso mille pensieri e guadagnato un’energia pazzesca… e che voce! Nessuna esitazione, nemmeno sulle note più alte (e nelle canzoni di No Line on the Horizon ce ne sono parecchie), anche se verso la fine gli è mancato un po’ di fiato…
Un po’ di colpe per la mia passata delusione sono mie. A causa di All of U2 e della mia morbosa curiosità, quattro anni fa sono arrivato a Milano sapendo praticamente tutto dei concerti che stavo per vedere. Stavolta ho resistito, un po’ perché memore di quell’esperienza, un po’ perché l’attesa è stata relativamente breve, essendo stato questo concerto il terzo del 360° Tour, e mi sono goduto tutte le sorprese di questo concerto, a partire dalle canzoni di All That You Can’t Leave Behind ripescate (mi riferisco a In a Little While e Walk On), passando per la suggestiva MLK e per le sorprese parzialmente rovinate dai maniaci dello spoiler (The Unforgettable Fire e Ultraviolet), il ritorno del rosso e dell’esplosione di luci su Where the Streets Have No Name…
C’è anche qualcosa che non mi è piaciuto del concerto, e non sto parlando delle tamarrate allucinanti che gli U2 hanno messo in questo spettacolo e che io personalmente adoro (un palco che bisogna vedere almeno in foto perché non si può spiegare a parole, le giacche con i led, il momento disco-zama di Crazy Tonight…), ma dei soliti pistolotti pro-Africa e pro-qualsiasicosa che Bono ci propina ogni quattro anni, dei classiconi un po’ ammuffiti che – lo ammetto – fanno impazzire tutto lo stadio, ma che ho ascoltato tante di quelle volte da non poterne più e soprattutto dei posti merdosissimi che la mafia ha scelto di assegnare a chi ha pagato un botto di soldi per l’iscrizione a U2.com per poter avere il privilegio di acquistare i biglietti per primo. Chi prima arriva meglio alloggia, recita il proverbio… è una cazzata, gente.
E ora, dopo tanto cianciare, le foto. Colgo l’occasione per ringraziare Alessia finché vivrò, poiché tra tutte queste foto quelle venute bene le ha scattate lei, mentre io schiumavo sotto le note di The Unforgettable Fire e delle altre chicche suonate.






























































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