Caro José, ormai i blog interisti sono pieni di lettere virtualmente indirizzate a te, per cui mi adeguo e scelgo anche io questa forma per scrivere quel che penso in questo momento.
E’ da ieri che ho questo delirio pronto nella mia testa, ma non è semplice buttare giù tutto in poche righe e ci sono due anni di emozioni da rielaborare prima di poter scolpire tutto in rete. In realtà però non serve andare a vivisezionare tutto ciò che hai detto o fatto, perché questo video è tutto ciò che serve per capire chi sei.
Queste lacrime sono come una proiezione cinematografica dei tuoi pensieri: vuoi bene a Moratti, vuoi bene ai tuoi giocatori, vuoi bene a noi tifosi (e sei ricambiato, direi), ma sei schiacciato dal peso delle insinuazioni su di te e dal clima pesante che si vive in Italia. E comunque sei uno “spirito libero”, non ti piace fermarti troppo in un posto e vuoi sempre nuove sfide. E’ vero, José? Oppure non è altro che l’ennesimo tentativo di gonfiare il tuo ego, come dice qualcuno? E’ Madrid che ti attira o è l’Italia che ti spinge via?
Se si tratta di questo allora perché piangi, José? Se è vero che questo addio ti fa male perché non resisti, per noi, per l’Inter, per mettere a tacere tutti come sai fare tu? Gliela vogliamo dare vinta? Vogliamo davvero tornare ai finti complimenti di circostanza, ai giri di parole per non dire le cose come stanno?
Certo, ormai è tardi per chiederti di restare. Tutti ci siamo resi conto che è tardi, e le parole di Zanetti, del Presidente e degli altri ragazzi della squadra lasciano poco spazio alle interpretazioni. Questa di norma è una cosa che dovrebbe farci arrabbiare, più o meno come essere lasciati da una bella donna (e fa dannatamente soffrire vedere la propria donna con un altro, se mi passi la metafora); eppure, se non bastasse tutto quello che hai fatto fino ad ora, quelle lacrime ci fanno capire che il tuo cuore è con noi e sempre lo sarà, ovunque tu vada, quindi è giusto che tu faccia ciò che vuoi, e se te ne vai lo fai da vincente, lasciandoci un ricordo indelebile.
Ci hai portato una Supercoppa Italiana, una Coppa Italia, due Scudetti e una Champions League, quella inseguita da 45 anni: cinque tituli in due anni. Hai quasi offuscato la leggenda del Mago Herrera, ci hai difesi, hai difeso i tuoi giocatori, ci hai dato la possibilità di apostrofare chiunque con i tuoi slogan (e questo non è poco, credimi). Tutto ciò nonostante dopo nemmeno un anno di lavoro ti dessero del fallito “perché è stato assunto per portare la Champions e non l’ha fatto”, nonostante fossimo usciti per colpa di un palo e una traversa. Possiamo chiederti altro?
No, non possiamo. Per cui ti ringraziamo, José, per tutto. Speriamo che il prossimo allenatore dell’Inter (Mihajlovic?) abbia almeno metà del tuo carisma e un quarto della tua bravura e ti auguriamo che i tifosi del Real ti amino come ti amiamo noi e ti facciano piangere come hai fatto sabato sera, ma di gioia (in fondo gli interisti e i madridisti sono un pubblico molto simile, esigente ma appassionato). Tiferemo per te, e quando arriverà il giorno del Clàsico, ti prego, incula i “remuntada” come hai fatto quest’anno.








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