Calsò

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Deliri Birrici Vari

Beer Word: freddo | Beer Song: 42, "Coldplay"

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Indy loves DPBene, dopo circa venti giorni dal mio ritorno forse è ora di iniziare a parlare del mio viaggio a New York, una delle tappe del mio Cloverfield Tour che credo non finirà mai (ma di questo parleremo più avanti).

Non voglio annoiarvi con New York, Manhattan, quel grattacielo o quel vattelapesca che ho visto; non mi frega assolutamente niente di dirvi qualsiasi cosa possiate cercare su Google. In realtà voglio concentrarmi su una dipendenza che la città ha creato in me; qualcosa di cui sto facendo a meno da quando ho messo piede in Italia e che mi manca… cazzo se mi manca: la Dr Pepper! [sito ufficiale | wikipedia | facebook]

Ora, cosa mai sarà la Dr Pepper? Chiaramente è il nettare degli dei, è la seconda bevanda più buona del mondo (dopo la birra), è qualcosa che crea più assuefazione dell’alcol, e potrei andare avanti per secoli con queste idiozie prima di dirvi che è una sorta di cola aromatizzata all’amarena. Prima di dire “Che porcheria” oppure “E tutto sto casino per la Coca-Cola dei poveri?” fatevi un giro all’estero e assaggiatela, poi mi direte.

Eh sì, all’estero, perché nella Repubblica delle Banane non si commercializza la Dr Pepper; o meglio, ci abbiamo provato a fine anni ’80, ma con scarso successo, così il prodotto è stato tolto dal mercato (piccola riflessione: ma ne facciamo una giusta? Berlusconi, Lippi e niente Dr Pepper… amiamo farci del male).
Credo che questa immane mancanza sia dovuta a una decisione di qualche amministratore delegato del gruppo che distribuisce la Schweppes; non è che ne sia sicurissimo però, perciò prima di piazzare una bomba carta al quartier generale di Schweppes Italia, mi informerò meglio.

Girovagando su internet scopro che non sono l’unico malato di mente che pensa alla Dr Pepper più che alla figa, e nemmeno il peggiore: c’è chi s’è fatto le pareti di casa tappezzate di cartoni di Dr Pepper, chi ha costruito alberi di Natale giganti con le lattine, persino chi si è tatuato il logo o lo slogan “What’s the worst that could happen?”.
Quindi, sapendo che ho ancora un po’ di sanità mentale dalla mia, lancio un appello ai cyber-navigatori del web, a voi che state leggendo queste parole dal blog o da Facciabuco:

Facciamo la rivoluzione… riportiamo la Dr Pepper in Italia! E che cazzo!

[*Calsò => contrazione delle parole "Cold soda" (bibite fresche), secondo la pronuncia tipicamente americana dei bibitari del Giants Stadium]

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