27
apr
08
Andrea, gli U2 e la tridimensionalità
delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Musica
E’ inevitabile: quando si pensa di essere saturi di qualcosa, di aver assorbito tutto l’assorbibile e di non poterne più, basta una piccola cosa e si vede tutto da un’altra prospettiva, ogni cosa diventa un’altra volta nuova ed è come se fosse il primo giorno.
Mi piacerebbe molto che queste parole fossero riferite a un’altra situazione, ma se esiste una probabilità su un miliardo che le cose ritornino come qualche tempo fa, sicuramente non si avvererà nemmeno quella.
Sto parlando degli U2, in realtà. Trent’anni di musica da parte loro, nove di assidua devozione da parte mia e a un certo punto, come in una specie di matrimonio, subentra l’abitudine. Le canzoni son sempre quelle e non si possono ascoltare all’infinito trovando sempre nuove sfaccettature per poterle riscoprire ogni giorno; e prima o poi da qualche parte spunterà un giovane gruppo, probabilmente più attraente del “proprio”, che ruba tutte le tue attenzioni e ti fa sbandare per un attimo.
Ma quando il matrimonio ha una base solida c’è sempre qualcosa che ti riporta a casa. In questo caso sto parlando di U2 3D, il nuovo film-concerto dei quattro di Dublino che ho visto ieri a Melzo in uno dei pochi cinema italiani attrezzati per poterlo proiettare.
Come per ogni occasione attesa da tempo, il dopo-evento è una confusione totale in quello spazio ampio ma riempito molto male che è la mia testa. Ho circa un miliardo di impressioni tutte raggomitolate assieme e difficili da sbrogliare.
Iniziamo col dire che la tecnologia 3D è impressionante; dispiace un po’ aver avuto il primo contatto con essa grazie al trailer di Hannah Montana piuttosto che con il film vero e proprio, ma di certo non potevo chiudere gli occhi. Purtroppo ero in una posizione leggermente troppo arretrata per poter dire che mi sembrava di essere lì (la visione dei bordi dello schermo mi ha tenuto gli occhi bene aperti sulla realtà), però quello che ho visto è meraviglioso.
Cercherò di spiegarlo il meglio possibile: le immagini che vengono proiettate sullo schermo sono su diversi livelli, in base alla posizione del soggetto inquadrato rispetto a ciò che lo circonda, e la cosa si trasforma in un effetto di “quasi-realtà” negli occhi di chi guarda il film. In particolare i primi piani sono impressionanti (ok, oggi abuserò di questo termine): più volte ho avuto l’impressione che Adam Clayton mi spaccasse il setto nasale con il manico del suo basso o che Bono volesse toccarmi dove non batte il sole, tanto era verosimile la profondità dell’immagine.
Inoltre la definizione è altissima. Si possono contare i peli delle ascelle dei ragazzi in prima fila, oppure leggere il messaggio scritto sul display del telefonino di uno spettatore vicino alle pedane sistemate in mezzo al pubblico.
Oltretutto, mettendo da parte l’aspetto tecnico, c’è la musica. Un mix dei concerti degli U2 in SudAmerica nel 2006, con le canzoni più rappresentative della band (One, Pride, Where the Streets Have no Name, Beautiful Day) unite ad alcuni pezzi che in questa versione rendevano al triplo delle loro potenzialità (due esempi su tutti: Love and Peace or Else e The Fly).
Baci in bocca di Bono ad Adam, sorrisi (!) di Larry Mullen jr., tamburi martoriati, parole colorate che riempiono lo schermo e gli occhi, luci, fumo, display di telefonini e fiamme di accendini sparse in un mare di decine di migliaia di teste… Tutto questo visto in un cinema pieno di invasati come il sottoscritto non può essere che una rinfrescata al mio rapporto con gli U2.
Intanto è una settimana che ascolto ininterrottamente i Muse e andrò a vederli a Dublino ad agosto.


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Controdeliri
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Ti dico una frase che ricordo esserti piaciuta particolarmente ed è quantomai azzeccata:
“Vorrei mozzicarmi i gomiti ma non c’arrivo”.
Ecco, mi spiace veramente tanto non aver partecipato alla proiezione e probabilmente non vedrò mai questo capolavoro di docu-film, per ovvie ragioni geografiche e perchè è assurdo che da Porto S.Elpidio in giù non c’è una sala adatta!
Ma Cristo non s’era fermato ad Eboli? a quanto pare Cristo si è fermato a Porto S.Elpidio, ohibò :-D
Metterò in lista nozze il televisore 3d, così li invito a casa, io!, gli U2 :-D
I Muse a Dublino… Che tu sia maledetto!! (Immaginatela detta sullo stile di “Sensualità a corte” da Mai dire Martedì… :D )
caro Marco, se noi siamo troppo pauer non è colpa nostra… tranquillo che se fanno Bliss ti telefono, promesso! :D
cmq Andrea, va bene abusare del termine “impressionante”, ma come tu ben sai il tormentone di quella giornata (e di quelle a venire :D) è stato un’altro! XDDD
Ommioddìììììo…. non so di che parli :-P
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