Lo ammetto, fino a qualche tempo fa Josè Mourinho non riscuoteva esattamente tutta la mia simpatia. La sua immagine filtrata dai media inglesi non è mai stata fantastica e la risonanza che il suo modo di fare un po’ guascone ha avuto in Italia è spesso stata distorta.
Perciò, quando il santo che è stato in grado di far vincere due scudetti a una squadra con la bocca secca da una ventina d’anni (Roberto Mancini, sempre sia lodato) è stato frettolosamente cacciato a pedate in culo per far posto allo Special One (termine di cui i fantasiosissimi giornalisti italiani hanno già abusato), non ero al settimo cielo. Sì, Mourinho ha vinto una Champions League con il Porto (!), ma il Mancio è sempre “colui il quale” e bisognava portargli un po’ più di rispetto, nonostante certe uscite sbagliate al momento sbagliato.
Va da sé che se va via quello buono, quello che lo sostituisce diventa quello cattivo. Specialmente se ha la fama di cui sopra. Però alla fine il Mourinho mi ha conquistato… e ci ha messo poco.
Non l’ha fatto con il suo perfetto italiano/milanese nella sua prima conferenza stampa; per un portoghese che probabilmente sapeva già da mesi il suo destino penso non fosse impossibile mettersi a studiare un po’ d’italiano per arrivare pronto. Non l’ha fatto nemmeno con il suo modo di giocare; in effetti se escludiamo il primo tempo di Supercoppa contro la Roma non è che l’Inter “lusitana” abbia fatto vedere moltissimo.
Mourinho mi ha conquistato per la sua schiettezza. Una qualità che già mi ha fatto amare Mancini, avendola dimostrata in varie occasioni (come dimenticare la battuta sul “torneo dell’amicizia”, riferito al Mondiale per Club?) ma offuscata da un atteggiamento non sempre coerente da parte del ciuffo ribelle.
Il portoghese è molto “pane al pane, vino al vino”, se deve dire una cosa la dice; si sbilancia, fa nomi e cognomi quando devono essere fatti; non si nasconde dietro le solite idiotissime frasi fatte che si sentono in continuazione in qualsiasi programma calcistico. Forse anche più dello jesino, che già s’era distinto in passato.
Ma soprattutto, ha già girato a pecora Ranieri e Ancelotti con due parole. Passa come provocatore, ma risponde solo quando è stuzzicato da gente totalmente incapace di sfidare chi come lui è un mago della parola parlata e del botta e risposta. E ha fatto i migliori auguri a Shevchenko per un glorioso cammino in coppa Uefa.
Quest’uomo ha già capito tutto, è già uno dei nostri. Ora deve solo vincere, possibilmente tutto.