Letterina natalizia al panzone vestito di rosso

delirio partorito da Ste B | catalogato in: Deliri Birrici Vari

Beer Word: | Beer Song:

1

No, non sto parlando del Gabibbo e nemmeno dell’operatore ecologico che stamattina stava per compiere un a-tttten-ta-tooo all’Opel Corsa del vicino di casa, spostando con troppa ma incontrollata forza il bidone della spazzatura. Sto parlando proprio di Santa Claus, Babbo Natale, l’uomo senza età portatore di doni (pagati dai genitori però… bambini non leggete! ops, troppo tardi).

Tra l’altro, guardando la foto di quest’anno, è sempre più lampante che il Babbo Natale che passa da Casa Beer Delirium è un po’ fuori di testa, basta dare un’occhiata agli avvistamenti degli scorsi anni qui e qui. Ma torniamo al punto cruciale del post: visto che chiedere è lecito, rispondere è cortesia, io quest’anno ci provo e gli scrivo, tanto le vie del web sono infinite ormai.

Caro Babbo Natale,
che fine hai fatto quest’anno? Forse ti sei fatto ingannare del clima impazzito che oggi imbianca e ghiaccia la mia città ma una settimana fa faceva sbocciare i fiori manco fosse primavera.
Il Natale è alle porte e a me sembra lontanissimo, fagocitata da pensieri e incombenze; me lo ricorda giusto giusto l’alberello addobbato in casa che, devo ammettere senza modestia, è proprio bruttino. Però è un albero romanista, ahò: rosso e oro.

Senti un po’, Babbo Natale, come la mettiamo quest’anno con i regali? A me basta poco, per le cose quotidiane ci penso da me, per tutto il resto c’è Mastercard e magari ci sei tu… o no? Sai com’è, con questa aria di crisi non vorrei che la cassa integrazione abbia coinvolto anche te. Anche se secondo me il tuo inquadramento professionale è un contratto a progetto, giusto quel tanto che giustifichi il tuo bel da fare periodico.

Sai cosa vorrei davvero? Più tempo e più organizzazione; qualcosa di nuovo che stia lì a bollire in pentola e qualche rompicojotes in meno a stressarmi. Perchè altrimenti, come direbbe la nonna di un caro amico: “Signore mio, se deve andare peggio, lascia tutto così”. E’ la stessa saggia anziana che dice “Fai la scorreggia, bello di nonna: c’è più posto fuori che dentro”; si può darle torto?!

Questo Natale non so come/dove/con chi passerò vigilia, pranzo, super mangiate, tombolate, mani di poker, scopa, setteemmezzo, annessi e connessi: è ancora tutto in divenire. Graviterò molto su questa casetta piccola ma bella (almeno per noi), attenderò paziente un plico di documenti che sto aspettando da un po’ e farò un po’ ordine sia in casa che nella mia vita al di fuori di queste calde, confortevoli e ovattate mura.
Avrei varie cose da chiederti, Babbo Natale, ma lascerò a te la scelta del dono più azzeccato per me in questo momento, saprai tu cos’è meglio, ad una piccola condizione: vizia chi mi ama ma non dimenticare chi me vo’ mmale (e qui parte il ghigno, ghghghgh).

Forza Rubin Kazan

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Calcio

Beer Word: | Beer Song:

0

Anche a casa tua, caro gobbo, il 9 dicembre si tifava Rubin Kazan? Benissimo! Esulta con loro!

Grazie Sinisa

Il suo finale

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: TiVì

Beer Word: sbagliato | Beer Song: "Please Mister Postman", The Beatles

0

Credo di non avere mai parlato di quanto io ami Scrubs: lo seguo da quando è iniziato (circa otto anni fa) ed è ormai una delle cose che preferisco in assoluto… e dicendo “in assoluto” voglio mettere in chiaro che non mi limito alle serie TV.

Purtroppo, anche Scrubs è arrivato al termine. Bè, tecnicamente non è vero, considerato che negli Stati Uniti in questo momento è in onda la nona stagione; possiamo però dire che è finito lo Scrubs che tutti conosciamo, perché Zach Braff, l’attore che per otto stagioni ha interpretato J.D., narratore e protagonista assoluto della serie, ha lasciato ufficialmente il cast. E lo ha fatto nel migliore dei modi.

Qui sotto c’è il video del suo addio al Sacred Heart Hospital e a tutti noi. Come dicevo, Scrubs andrà avanti anche senza J.D., ma non potrà essere la stessa cosa senza le sue fantasie strampalate, senza i suoi momenti infantili con Turk, senza il suo bramoso desiderio di trovare una figura paterna nel suo mentore, il Dr. Cox, e senza la sua lotta infinita con l’inserviente. I minuti finali di questo episodio segnano la fine di un’epoca. Il vero finale di Scrubs è questo.

Se, come me, avete amato questa serie fin dall’inizio, capirete perché non sono riuscito a trattenere le lacrime.

Ed è una cosa incredibile, se ci pensate. Perché ci emozioniamo così tanto, arrivando addirittura a piangere, per le vicende di personaggi che non solo non conosciamo e non fanno parte della nostra vita, ma non esistono nemmeno nella vita reale? E’ normale o dobbiamo iniziare a sentirci degli idioti?

Forse la TV fa più male di quel che dicono, se siamo più dispiaciuti per l’uscita di scena di un personaggio da un telefilm che per la morte di un lontano parente. E’ anche vero che è più facile affezionarsi a J.D. o a Chandler di Friends piuttosto che alla zia Gertrude che ti spezzava tutti i capillari delle guance a forza di pizziconi e ti baciava pungendoti coi suoi baffi; almeno J.D. e Chandler me li sono scelti e non mi sono stati appioppati per diritto di famiglia*.

Mi rendo conto che stiamo parlando solo di commuoverci davanti a un film. Succede dall’avvento dei fratelli Lumiere (o forse da qualche anno dopo… difficile commuoversi davanti a un treno che si avvicina allo schermo, per quanto il treno fosse veloce) e il fatto che le nostre mamme e nonne abbiano passato anni ad asciugarsi col fazzoletto davanti alle favolose avventure della famiglia di qualche ricco proprietario terriero americano esclude l’ipotesi che la mia generazione sia totalmente rimbecillita e alienata dal mondo reale a causa del tubo catodico (che poi la mia generazione sia comunque totalmente rimbecillita e fuori dal mondo è un altro discorso).

Però se J.D. se ne va e io piango, se Marge lascia Homer con un video-messaggio nel film dei Simpson e io piango (e vi assicuro che, nonostante i Simpson siano l’ultima cosa al mondo che potrebbe suscitare commozione, io l’ho fatto), se Monica e Chandler lasciano l’appartamento che ha fatto la storia di Friends e io piango… significa che tendo a credere che i personaggi del piccolo schermo siano reali; che esistano davvero un ospedale dove tutto il personale sia completamente fuori di testa o un mondo dove le persone hanno la pelle gialla e solo quattro dita per ogni mano – e in questo caso non mi riferisco alla Cina.

Mancanza di stimoli ed emozioni dalla vita reale? Sarà lo psicologo a stabilirlo.

* prima che qualcuno della mia famiglia (se mai leggerà) si risenta, tengo a precisare che non ho una zia Gertrude. Dovreste saperlo pure voi, accidenti.

Willy il Coyone

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: I grandi perché di B/D

Beer Word: tentazione | Beer Song: "Outsiders", Franz Ferdinand

0

ACME giovanileDa un po’ di tempo Italia 1 ha inserito nella sua programmazione, dal lunedì al venerdì alle 14,30 circa, i Looney Tunes, i famosi cartoni animati della Warner Bros. Si dà il caso che in quel momento di solito sono a casa in pausa pranzo e, finito uno di quegli insulsi cartoni animati giapponesi (dei quali ci sarebbe parecchio da dire) mi ritrovo a guardare le avventure di Bugs Bunny, Daffy Duck, Titty e Silvestro e soprattutto… Willy il Coyote.

Lo spiego per chi non ha avuto un’infanzia: Willy il Coyote è, per l’appunto, un coyote, che passa la vita cercando di catturare Road Runner (altrimenti detto Beep Beep), una specie di struzzo velocissimo e apparentemente disobbediente alle leggi della fisica. Questa caccia, nonostante l’impegno del coyote, fallirà nei secoli dei secoli.

Se invece un’infanzia l’avete avuta, e anche voi avete visto almeno una volta nella vita i cartoni di Willy e Beep Beep, sicuramente vi sarete fatti una domanda. Per arrivarci però bisogna chiedersi un altro paio di cosette.

Uno: perché il coyote vuole a tutti i costi acchiappare sto maledetto struzzo (che, per inciso, io detesto con tutto il cuore)? Si potrebbe pensare a motivi filosofici quali l’odio e la vendetta, ma la risposta è molto più semplice: perché ha una fame puttana.
Vive in questo deserto fatto di rocce, cactus e immensi canyon e non esiste niente che possa sfamarlo, eccetto lo struzzo. Quante volte abbiamo visto Willy sognare Beep Beep fumante in un piatto da portata oppure aspettarlo con un tovagliolo legato al collo e forchetta e coltello in mano? Ecco, quella si chiama fame.

Due: come pensa questo povero affamato coyote di catturare Beep Beep? Il piano iniziale è di contare sulla velocità e sull’astuzia, ma il bastardo è troppo veloce per lui e troppo furbo per cadere nelle sue imboscate (che consistono nel nascondersi dietro una roccia e sbucargli davanti all’improvviso o tirargli un masso da 20 metri d’altezza, per esempio); così mette in atto una serie di stratagemmi più o meno complicati per colpire, infilzare, investire, fare esplodere, stritolare o far precipitare quel pennuto del cazzo.
Ed è qui che scopriamo che il coyote ha delle doti ingegneristiche, che è in grado di costruire delle macchine rudimentali, di calcolare, persino di dipingere… e, soprattutto, veniamo a sapere che è il miglior cliente di un’azienda denominata ACME, la quale è in grado di fornirgli qualsiasi prodotto gli possa essere utile per il suo eterno scopo (mangime, dinamite, vernice, pattini, vasche da bagno, incudini, fiammiferi, colla, chiodi, automobili, razzi, carrucole… vedi foto).

Dall’unione di queste due conclusioni nasce il mio ragionamento, e quindi la mia domanda fatidica: se Willy il Coyote vuole Beep Beep perché ha fame e vuole mangiarselo; se è intelligente e ingegnoso come sembra; e se, come presumo, la ACME non fa beneficienza ma ha bisogno di fare del fatturato…

Perché stracazzo Willy il Coyote non va a comprarsi un fottuto pollo coi soldi che spende per tutti quegli aggeggi e ci si strafoga?

Rimanendo, in famiglia, avete notato che Bugs Bunny è finocchio fino al midollo?

Ehi, domani Beer Delirium compie due anni! Sta diventando un ometto, ormai…

Violenza contro le donne, basta!

delirio partorito da Ste B | catalogato in: Attualità

Beer Word: | Beer Song:

0

SVAWlogoOggi è una di quelle giornate un po’ retoriche alle quali però credo sia utile partecipare, con riflessioni e molto passaparola. Sto parlando della Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Perchè dico “retorica”? Bè, perchè secondo me questi momenti di riflessione collettiva lasciano il tempo che trovano, quando e se non preceduti e seguiti da iniziative concrete, mirate e più attente. Tuttavia, lodevole l’intento al quale chiaramente aderisco volentieri scrivendo questo post.

Il fulcro dell’iniziativa per molti è la violenza degli uomini sulle donne ma oggi vorrei soffermarmi su un altro genere di violenza, molto più sottile, subdola, pesante e perpetrata: la violenza delle donne su altre donne.
A volte la competizione tra donne – se vogliamo elegantemente chiamarla così – si esprime in maniera assolutamente non costruttiva: lanciando en passant battutine, frecciatine, risatine. Tutte “cosettine” che, però, scavano solchi profondi di inadeguatezza, insoddisfazione, insicurezza. La violenza non è solo ceffoni, pugni e strattoni pur sottolineando che la violenza fisica è peccato capitale; ma infliggere vessazione non è meno grave!

Il delirio continua… →

Il mio debutto su YouTube

delirio partorito da Andrè Nakamura | catalogato in: Musica, TuTubi

Beer Word: tubo | Beer Song: "Whiskey in the Jar", Metallica

0

Non sono uno che ama fare video ai concerti. Fondamentalmente mi rompo le palle a stare cinque minuti fermo e immobile, senza avere la possibilità di cantare o salterellare un po’, quindi preferisco le foto.
Giovedì sera, al concerto dei Green Day a Torino, ho fatto un’eccezione. In fondo non ero sotto al palco, e mi sono concesso un quarto d’ora (spezzato in tre) di immobilismo cinematografico, per registrare tre canzoni che mi ispiravano.

Siccome amo condividere con il mondo le mie creazioni artistiche, e voglio farlo anche qui su Beer Delirium, ho smesso di essere un semplice parassita fruitore di video altrui e mi sono iscritto a YouTube.

Così apro la mia bella paginetta di caricamento video e scelgo il bel filmato di 21 Guns che ho girato giovedì sera. E’ un file di circa 490 megabyte, equivalenti a sei minuti scarsi di video, e nonostante non sia una schifezza non ha nemmeno una qualità eccelsa, quindi ho deciso di non comprimerlo. “Saranno così anche gli altri video”, ho pensato.

Ora, non so se la colpa è del file troppo grosso o della connessione troppo lenta, ma il caricamento è durato qualcosa come sei ore.

Un’eternità, specialmente se passata mezz’ora la connessione si interrompeva costringendomi a ricominciare da capo. Quest’oggi, però, al quinto o sesto tentativo, le sei ore sono passate senza interruzioni e il caricamento è andato a buon fine. Nonostante ciò, il video non era visualizzabile perché “in fase di elaborazione”, processo che sembrava essere eterno anch’esso…

… finchè, stufo di vedere scritto “Elaborazione in corso…”, ho deciso di riprovare e il video era lì.

Il mio primo video su YouTube. E ho già ben 2 visualizzazioni! Woo-hoo! Ho anche delle foto e una recensione del concerto, ma per quelle bisogna ripassare di qua nei prossimi giorni.